Cassazione Penale, Sentenza n. 06117/2026 del 13/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione avverso l'ordinanza del GIP del 2/10/2025 che aveva rigettato la richiesta di autorizzazione ad accedere e di dissequestro dei materiali depositati su un'area vincolata; il ricorrente deduceva violazione dell'art. 322-bis c.p.p. e mera apparenza della motivazione poiché il Tribunale aveva dichiarato l'inammissibilità dell'appello ritenendo che i beni fossero coperti da un decreto d'urgenza del P.M. ai sensi dell'art. 321, comma 3-bis c.p.p., mentre il ricorrente sosteneva che l'impugnazione riguardava l'ordinanza di rigetto dell'autorizzazione allo spostamento dei materiali e la richiesta di revoca del sequestro preventivo eseguito il 7/5/2025; il difensore rilevava che la domanda di revoca mirava a rimuovere il pericolo e realizzare lo scopo della misura.
La decisione
La Corte dichiara il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Motivazione: il vincolo era derivato dal decreto d'urgenza del P.M. del 22/9/2025, che è atto provvisorio non ricompreso tra quelli impugnabili dall'art. 322-bis c.p.p.; la convalida e l'emissione dell'autonomo decreto impositivo da parte del GIP sono intervenute il 6/10/2025, perciò la richiesta di accesso e dissequestro proposta il 30/9/2025 è risultata "geneticamente inammissibile" essendo stata formulata prima del vaglio giurisdizionale sul decreto d'urgenza. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 611, comma 1-bis, cod. proc. pen.
Richiamato per segnalare che la trattazione è avvenuta con contraddittorio cartolare; la norma è stata usata solo come riferimento formale alla modalità di trattazione.
La Corte ha interpretato la norma nel senso che l'elenco degli atti impugnabili è tassativo; i decreti d'urgenza del P.M. (art. 321, comma 3-bis) non rientrano tra gli atti impugnabili ai sensi di tale articolo, pertanto l'appello proposto avverso atti collegati a un decreto d'urgenza non ancora convalidato dal GIP è inammissibile.
art. 321, comma 3-bis, cod. proc. pen.
Il decreto d'urgenza del P.M. ha natura provvisoria; non costituisce titolo impositivo definitivo del vincolo reale finché non intervenga la convalida e l'autonomo decreto del giudice. Di conseguenza non è idoneo ad essere impugnato autonomamente ai sensi di art. 322-bis.
Richiamati in relazione alla fattispecie sostanziale contestata (illecito connesso all'abusiva occupazione e alla violazione dei vincoli), ma non determinanti ai fini della questione processuale sull'ammissibilità dell'impugnazione.
Citati per la contestazione del reato di violazione dei sigilli: il P.M. ha emesso il decreto d'urgenza del 22/9/2025 anche in relazione a tale nuova contestazione, fatto che ha inciso sulla natura del titolo cautelare.
Massime di principio
- I decreti d'urgenza emessi dal P.M. ai sensi dell'art. 321, comma 3-bis, c.p.p. hanno natura provvisoria e non rientrano nell'elenco tassativo degli atti impugnabili dall'art. 322-bis: non è quindi ammissibile impugnare "prima" della convalida giudiziale.
- Se l'interesse a ottenere accesso o dissequestro è fondato su un provvedimento d'urgenza del P.M., è preferibile attendere la convalida del GIP e l'eventuale emissione dell'autonomo decreto giudiziale prima di proporre impugnazioni o ricorsi impugnatori fondati sull'autorità del vincolo.
- Una istanza presentata quando il decreto d'urgenza non è ancora passato al vaglio del GIP può essere considerata "geneticamente inammissibile": il difensore deve valutare il timing processuale e l'esistenza di un titolo impositivo giudiziale prima di ricorrere.
- Quando il P.M. ripristina o rafforza il vincolo con un decreto d'urgenza a seguito di condotte ulteriori (es. violazione dei sigilli), tale decreto può mutare la natura del vincolo e incidere sull'ammissibilità dei rimedi: è necessario individuare quale atto costituisce il titolo effettivo del sequestro al momento dell'impugnazione.
- In caso di dubbi sulla natura del provvedimento che lega l'impugnazione, una strategia prudente è proporre istanze interlocutorie al GIP (es. autorizzazione/accesso) dopo la convalida o, se urgente, valutare rimedi alternativi compatibili con la provvisorietà del decreto ministeriale.
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