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Cassazione Civile, Ordinanza n. 21335/2022 del 06/07/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (contribuente)

La controversia

La controversia riguarda un avviso di pagamento TARI per l'anno 2015 emesso dal Comune in relazione a un immobile/area situata nella zona dell'interporto campano. La società contribuente aveva impugnato l'atto sostenendo che, in quella zona, i rifiuti non venissero raccolti dal Comune all'interno dell'interporto ma da una ditta privata; il giudice tributario di primo grado aveva ridotto il tributo al 15%, mentre la CTR, in appello del Comune, aveva rideterminato la pretesa nel 40% dell'importo. Il Comune ha quindi proposto ricorso per cassazione con un unico motivo, deducendo la violazione e falsa applicazione dell'art. 1, commi 641, 642, 656 e 657, L. n. 147 del 2013, sostenendo che, accertata l'operatività del servizio pubblico di raccolta sul territorio comunale e sulle strade di collegamento all'interporto, era irrilevante che la contribuente smaltisse i propri rifiuti speciali tramite una ditta privata; quindi, secondo il ricorrente, non vi era spazio per una riduzione dell'imposta nella misura del 40%. La contribuente ha resistito eccependo anche l'inammissibilità del ricorso e l'esistenza di un giudicato esterno relativo all'annualità 2014.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso del Comune. Ha escluso preliminarmente l'inammissibilità del motivo, ritenendolo sufficientemente chiaro, e ha anche escluso l'efficacia di un giudicato esterno formatosi su una diversa annualità d'imposta, osservando che nelle imposte periodiche il giudicato rileva solo per elementi costitutivi tendenzialmente permanenti o pluriennali, non per circostanze mutevoli come le concrete modalità di espletamento del servizio di raccolta rifiuti e la percentuale di riduzione applicabile. Nel merito, la Corte ha ritenuto corretta la decisione della CTR: se il servizio pubblico è istituito e attivato nella zona interessata, la TARI resta dovuta anche se il contribuente gestisce direttamente i rifiuti, ma può essere riconosciuta una riduzione ove sia provato che il servizio non è svolto integralmente nell'area privata. La Corte ha valorizzato l'accertamento di merito secondo cui la raccolta era effettuata solo sulle strade di collegamento e non all'interno dell'interporto, con onere probatorio a carico del contribuente e prova ritenuta raggiunta. Il Comune è stato condannato alle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nel processo tributario relativo a imposte periodiche, il giudicato esterno vincola solo con riguardo a fatti costitutivi della pretesa che abbiano carattere stabile o tendenzialmente permanente; non si estende a elementi variabili, come le concrete modalità di erogazione del servizio o la misura della riduzione applicabile in un diverso periodo d'imposta.
  • In materia di tassa sui rifiuti, l'istituzione e l'attivazione del servizio pubblico di raccolta nell'area interessata comportano, in linea di principio, la debenza del tributo anche se il contribuente provveda autonomamente alla gestione dei propri rifiuti; tale dato, tuttavia, non esclude la possibilità di una riduzione quando il servizio non sia effettivamente reso secondo le modalità dovute nella specifica area.
  • L'onere di provare i presupposti per ottenere una riduzione della superficie tassabile o l'esenzione dal tributo incombe sul contribuente, poiché si tratta di un'eccezione rispetto alla regola generale della soggezione all'imposta per chi occupa o detiene immobili nelle zone del territorio comunale.
  • Le valutazioni in fatto sulla concreta estensione e sulle modalità del servizio di raccolta rifiuti, se sorrette da motivazione e non specificamente contestate, non sono sindacabili in cassazione perché appartengono al giudice di merito.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioRiscossioneSpese di liteRicorso per cassazione
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della provaGiudicato

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