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Sentenza

Sentenza del 17/06/2016 n. 12546 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

La concessionaria contestava la decisione della Commissione Tributaria Regionale della Toscana, chiedendo che la TIA fosse applicata anche alla parte fissa della tariffa sui locali destinati alla lavorazione e al magazzino. Sosteneva inoltre che le fatture TIA non fossero atti impositivi impugnabili davanti al giudice tributario, invocava precedenti giudicati e censurava l'esclusione delle superfici produttive. Le contribuenti sostenevano invece che le aree di lavorazione e magazzino dovessero essere escluse dalla TIA, poiché vi si producevano rifiuti speciali pericolosi e non assimilabili ai rifiuti urbani, smaltiti autonomamente a proprie spese.

La decisione

La Corte Suprema di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso della concessionaria. Ha confermato che le fatture TIA, anche se emesse in forma commerciale, costituiscono atti amministrativi impositivi e sono impugnabili davanti al giudice tributario. Ha inoltre ritenuto corretta l'esclusione dalla TIA delle superfici destinate alla lavorazione e al magazzino, perché in tali aree risultava accertata la produzione di rifiuti speciali pericolosi e non assimilabili, autonomamente smaltiti dalle imprese. Sono state dichiarate inammissibili o infondate le ulteriori censure, anche per carenza di autosufficienza del ricorso e per l'errata deduzione di questioni di diritto come vizi di motivazione. Non è stata disposta la condanna alle spese, poiché le parti intimate non avevano svolto difese.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 546/1992, art. 19

    La controversia relativa alla richiesta di pagamento della TIA rientra nella giurisdizione tributaria, poiché la fattura TIA ha natura sostanziale di atto impositivo, anche quando è formalmente redatta come fattura commerciale.

  • D.Lgs. n. 22/1997, art. 49

    "i costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti urbani... sono coperti dai Comuni mediante l'istituzione di una tariffa"; "la tariffa deve essere applicata nei confronti di chiunque occupi oppure conduca locali"

    La TIA riguarda i rifiuti urbani e assimilati. Le superfici in cui si producono rifiuti speciali pericolosi o non assimilabili, autonomamente smaltiti dal produttore, non sono soggette alla tariffa. Per i rifiuti assimilati avviati autonomamente al recupero può operare una riduzione proporzionale.

  • D.Lgs. n. 507/1993, art. 62, comma 3

    "nella determinazione della superficie tassabile non si tiene conto di quella parte di essa ove per specifiche caratteristiche strutturali e per destinazione si formano, di regola, rifiuti speciali"

    Il principio, elaborato per la TARSU, è stato ritenuto applicabile anche alla TIA: le aree produttive che generano ordinariamente rifiuti speciali devono essere escluse dalla superficie imponibile, purché il contribuente ne dimostri l'esistenza e la delimitazione.

  • D.P.R. n. 158/1999

    La disciplina tariffaria deve essere applicata in coerenza con la natura e la tipologia dei rifiuti effettivamente prodotti; non può estendersi alle superfici in cui si formano rifiuti speciali non assimilabili sottratti al servizio pubblico.

  • Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, n. 5

    Il vizio di motivazione riguarda l'accertamento e la valutazione di fatti decisivi, non la mera interpretazione o applicazione delle norme giuridiche.

  • Codice di procedura civile, art. 366, comma 1, n. 6, e art. 369, comma 2, n. 4

    Il ricorso per cassazione deve indicare specificamente e, quando necessario, trascrivere o allegare gli atti e i documenti su cui si fondano le censure. L'elenco di precedenti giudiziari o di delibere comunali, senza riportarne il contenuto e provarne la rilevanza, non è sufficiente.

  • Costituzione, Corte costituzionale, sentenze n. 238/2009, n. 300/2009 e n. 64/2010

    La TIA conserva natura tributaria e le controversie relative alla sua debenza appartengono alla giurisdizione tributaria.

Massime di principio

  • Una richiesta di pagamento della TIA è impugnabile davanti al giudice tributario anche se formalmente emessa come fattura commerciale, perché deriva da un'obbligazione pubblicistica e non da un rapporto contrattuale liberamente scelto.
  • La TIA deve colpire le superfici che producono rifiuti urbani o assimilati gestiti dal servizio pubblico. Le aree in cui si producono rifiuti speciali pericolosi o non assimilabili, smaltiti autonomamente, devono essere escluse dalla tariffa.
  • Il contribuente che chiede l'esclusione delle aree produttive deve fornire elementi concreti per identificare e delimitare le superfici interessate e dimostrare la tipologia dei rifiuti prodotti e il loro autonomo smaltimento.
  • Non è sufficiente invocare genericamente precedenti favorevoli o un giudicato: occorre dimostrare l'identità dei presupposti di fatto e depositare o trascrivere le decisioni rilevanti, provandone il passaggio in giudicato.
  • In Cassazione, le contestazioni sull'interpretazione delle norme devono essere formulate come violazioni di legge; il vizio di motivazione riguarda esclusivamente fatti decisivi controversi.
  • Regolamenti e delibere comunali devono essere riprodotti o allegati nel ricorso per cassazione quando la censura ne richiede l'esame, poiché il giudice non è tenuto a conoscerne autonomamente il contenuto.

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