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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 22315/2023 del 25/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La Onlus ha ricoverato in urgenza la signora M.C. Faita Aloisio in una struttura non convenzionata e ha poi richiesto alla ASL l'autorizzazione e il rimborso della spesa sostenuta (€ 1.950,50). Non avendo ricevuto risposta, ha fatturato la prestazione e ottenuto decreto ingiuntivo; la ASL ha opposto eccezione di inesistenza di obbligo di rimborso verso la struttura non convenzionata. In cassazione si è dedotta la violazione di norme nazionali e regionali (art. 3 L. 595/1985; art. 3-septies L. 502/1992; art. 2 LR Puglia 19/2006; art. 3, commi 8 e 9, Reg. Regione Puglia n. 4/2007) sostenendo che, per ragioni di tutela del diritto alla salute e per la situazione di urgenza, la prestazione debba essere rimborsata anche se erogata in struttura non convenzionata e senza preventiva autorizzazione ASL.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha riconosciuto il principio consolidato secondo cui le prestazioni necessarie ed urgenti devono essere rimborsate dal sistema pubblico anche se rese in struttura non convenzionata e senza preventiva autorizzazione; tuttavia ha precisato che il diritto al rimborso spetta al paziente (o ai suoi eredi) e non direttamente alla struttura che ha erogato la prestazione, salvo che non sia dimostrata la sottostante titolarità della struttura a ricevere il pagamento. Di conseguenza la domanda avanzata dalla Onlus non è risultata fondata nella forma proposta e il ricorso è stato respinto. Le spese di giudizio sono compensate.

Norme richiamate

  • legge n. 595/1985, art. 3

    Riferimento normativo posto a fondamento della doglianza sulla tutela della salute; la Corte non riconduce però alla struttura un diritto autonomo al rimborso sulla base di tale norma.

  • legge n. 502/1992, art. 3-septies

    Norma richiamata dalla ricorrente per questioni organizzative e di convenzionamento; la Corte non ha ritenuto che essa attribuisca alla struttura non convenzionata un diritto diretto al rimborso.

  • legge regionale Puglia n. 19/2006, art. 2

    Norma regionale richiamata per l'ambito di applicazione del rimborso; la Corte ha valutato la disciplina regionale nel contesto, riconoscendo che le norme regionali contemperano esigenze di programmazione con il principio di tutela della salute ma non attribuiscono automaticamente alla struttura non convenzionata il diritto ad essere rimborsata.

  • regolamento regionale Puglia n. 4/2007, art. 3, commi 8 e 9

    Il regolamento prevede misure per l'assistenza indiretta e ipotesi di rimborso in casi di urgenza; la Corte ha rilevato che, anche ove previsto il rimborso per prestazioni urgenti, il beneficiario del rimborso è il paziente e non la struttura che ha prestato le cure.

  • codice di procedura civile, art. 360, comma 1, n. 3

    Fondamento formale del motivo di cassazione (violazione di norme di legge); la Corte ha esaminato la questione di diritto e rigettato il ricorso.

  • Cassazione civile, n. 9319/2010

    Precedente giurisprudenziale richiamato: in caso di necessità e urgenza non è richiesta preventiva autorizzazione e la prestazione è rimborsabile; la Corte conferma il principio ma chiarisce che il rimborso spetta al paziente.

  • Cassazione civile, n. 2444/2001

    Richiamata come precedente in tema di rimborso per prestazioni urgenti; supporta il principio che l'onere non possa ricadere sul paziente nelle ipotesi di necessità e urgenza.

  • Ordinanza Cassazione, n. 8383/2022

    Ordinanza di riferimento con decisione analoga ma poi distinta dalla Corte: quella ordinanza aveva sostenuto l'esigenza di autorizzazione anche per prestazioni indirette, soluzione che la Corte qui critica e non applica al caso concreto.

  • Corte Costituzionale, sent. n. 509/2000

    Principio costituzionale enunciato: è illegittima l'esclusione assoluta del ristoro per spese sostenute in casi di comprovata gravità e urgenza senza possibilità di autorizzazione preventiva; la tutela della salute non può essere sacrificata a vincoli amministrativi.

Massime di principio

  • Se in urgenza una struttura non convenzionata eroga cure necessarie, il diritto al rimborso della spesa sussiste in linea di principio per tutelare il diritto alla salute, anche senza preventiva autorizzazione ASL.
  • Il titolare del diritto al rimborso è il paziente (o suoi eredi) che ha sostenuto la spesa; la struttura non convenzionata non ha automaticamente titolo ad essere rimborsata direttamente dalla ASL salvo che non dimostri una diversa base contrattuale o una cessione/mandato del credito.
  • La struttura che abbia prestato cure urgenti può ottenere il pagamento solo attraverso: a) un incarico o cessione del credito da parte del paziente; oppure b) azioni dirette del paziente verso la ASL per il rimborso; senza questi elementi la ASL può validamente opporre difetto di obbligo verso la struttura.
  • In casi analoghi è opportuno documentare l'urgenza e la necessità delle cure, richiedere tempestivamente (anche retroattivamente) l'autorizzazione e far sottoscrivere al paziente una delega o cessione del credito per consentire alla struttura di agire direttamente.
  • Le amministrazioni sanitarie possono contestare il rimborso se manca il rapporto di convenzionamento o l'autorizzazione, ma non possono applicare regole assolute che escludano ogni ristoro in situazioni di comprovata urgenza, per contrasto con il principio costituzionale di tutela della salute.

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