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Cassazione Penale, Ordinanza n. 18620/2025 del 16/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La Corte di appello, in riforma della decisione di primo grado e sulla base di un concordato sulla pena tra le parti, ha riconosciuto la continuazione tra un delitto di rapina aggravata contestato nel procedimento odierno e altri fatti già definiti con precedenti sentenze della stessa Corte, rideterminando la pena complessiva in anni otto, mesi sei di reclusione ed euro 2.600 di multa. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione deducendo violazione di legge in relazione all'art. 81 c.p. e illegalità della pena, sostenendo che il giudice di merito avrebbe errato nell'individuazione del reato più grave, che avrebbe dovuto essere individuato in uno dei reati già giudicati con una precedente sentenza, per il quale era stata irrogata una pena superiore a quella stabilita per il reato del procedimento in esame.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la pena concordata dalle parti e recepita dal giudice d'appello non fosse illegale, richiamando i principi delle Sezioni Unite sulla nozione di pena illegale nel concordato. Ha inoltre osservato che la censura sulla valutazione di gravità tra i reati in continuazione era proposta senza interesse, poiché l'eventuale accoglimento avrebbe comportato una reformatio in peius, dovendosi aumentare la pena base per il reato da considerare più grave. Sono state quindi applicate le conseguenze di cui all'art. 616 c.p.p., con condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    disciplina la continuazione e la determinazione del reato più grave ai fini del cumulo giuridico; la doglianza sull'individuazione del reato più grave è stata ritenuta inammissibile perché, nel caso concreto, l'accoglimento avrebbe peggiorato la posizione dell'imputato.

  • art. 616 c.p.p.

    consente la condanna del ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.

  • art. 81 cod.pen.

    richiamato come norma violata nel motivo di ricorso in relazione al vincolo della continuazione e alla scelta del reato più grave.

  • art. 616 cod.proc.pen.

    base normativa per le statuizioni economiche conseguenti alla declaratoria di inammissibilità.

Massime di principio

  • Nel regime della continuazione, la censura sull'individuazione del reato più grave è inammissibile per carenza di interesse quando il suo eventuale accoglimento comporterebbe una reformatio in peius, imponendo un aumento della pena base per il reato da ritenere più grave.
  • La pena concordata tra le parti, se recepita dal giudice e non contraria ai criteri legali, non integra di per sé una pena illegale solo perché il ricorrente contesta la valutazione di gravità dei reati in continuazione.
  • In sede di legittimità, la deduzione di violazione di legge deve tradursi in una concreta utilità per il ricorrente; in mancanza di tale interesse, il ricorso è inammissibile.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, seguono le statuizioni accessorie previste dall'art. 616 c.p.p., inclusa la condanna alle spese e al pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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