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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38698/2023 del 22/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza per violazione dell'art. 606 lett. b) c.p.p. e per erronea applicazione dell'art. 646 c.p.: sosteneva che, in base al contratto di locazione, le era stata autorizzata la sostituzione degli arredi originari con mobili di sua proprietà e l'obbligo soltanto di consegnarli alla cessazione del contratto; quindi la mancata restituzione non poteva integrare il reato di appropriazione indebita poiché mancava l'elemento oggettivo (interversione del possesso su cosa altrui) e l'elemento soggettivo richiesto dalla norma

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo, ritenendo che il reato di appropriazione indebita tutela la destinazione dei beni altrui e non può essere configurato quando l'agente agisca su beni di propria pertinenza. Applicando tale principio al contratto (art. 14) che autorizzava la sostituzione del mobilio con altro di proprietà della conduttrice, la mancata restituzione non integra l'ipotesi di appropriazione indebita. La sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio perché il fatto non sussiste e sono state revocate le statuizioni civili

Norme richiamate

  • art. 646 cod. pen.

    Il delitto tutela la violazione dell'obbligo di destinazione di beni altrui: è configurabile quando chi ha la disponibilità della cosa dia ad essa una destinazione incompatibile con il titolo del possesso; non si applica se l'agente agisce su beni di propria proprietà

  • art. 606 lett. b) cod. proc. pen.

    Permette il motivo di cassazione per vizio della motivazione sulla mancata configurazione dell'elemento oggettivo della fattispecie contestata; qui invocato in relazione alla contestata affermazione di responsabilità

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale citata per il riassunto dei motivi nel ricorso per cassazione (richiami formali sulla esposizione dei motivi)

  • giurisprudenza richiamata (Sez. 2, n. 12869 del 08/03/2016)

    Principio secondo cui l'elemento fondamentale del reato è la destinazione incompatibile con il titolo del possesso, applicabile sia a cose materiali sia a somme di denaro

  • giurisprudenza richiamata (Sez. 2, n. 24857 del 21/04/2017)

    Conferma che, quanto al denaro, non basta l'inadempimento di restituzione di somme ricevute in prestito per configurare appropriazione indebita; è necessaria la violazione di una specifica destinazione di scopo impressa dal proprietario

Massime di principio

  • Per configurare l'appropriazione indebita è necessario che la cosa sia di proprietà altrui o che sia stata impressa una destinazione specifica incompatibile con l'uso fatto dall'agente
  • La semplice inadempienza contrattuale relativa alla mancata restituzione di beni non necessariamente integra il reato: va valutata la proprietà dei beni e le clausole contrattuali che ne disciplinano la destinazione
  • Se il soggetto ha agito su beni di propria proprietà, anche se destinati temporaneamente all'uso del locatore, l'ipotesi penale non si configura; resta in ogni caso la responsabilità civile per inadempimento
  • Nei casi in cui sia coinvolto denaro, è necessario dimostrare che il denaro fosse vincolato a una specifica destinazione al momento della consegna per poter parlare di appropriazione indebita
  • La prova dell'elemento soggettivo (doloso) è cruciale: deve emergere la volontà di privare il titolare della disponibilità della cosa in modo incompatibile col titolo
  • Le clausole contrattuali (es. autorizzazione a sostituire arredi) e la qualificazione della proprietà sono determinanti per distinguere il contenzioso civile dall'illecito penale
  • Quando la fattispecie penale non sussiste per carenza degli elementi tipici, la via corretta è l'annullamento senza rinvio e la revoca delle statuizioni civili connesse

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