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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38690/2023 del 22/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Donnemma era stato condannato in primo grado per detenzione ai fini di spaccio di cocaina e hashish. In appello la Procura Generale aveva chiesto la riqualificazione del fatto nella fattispecie originaria più grave e l'esclusione delle attenuanti generiche; la Corte di appello ha escluso le attenuanti e ha adeguato al rialzo la pena-base rispetto al primo grado. Il ricorrente ha impugnato in Cassazione sostenendo la violazione dell'art. 597, comma 3, c.p.p., perché l'aumento della pena-base è intervenuto su un profilo non specificamente dedotto nell'appello della Procura e quindi costituisce una reformatio in peius non consentita.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che l'aumento della pena-base non fosse consentito perché non rientrava nei punti della decisione attinti dall'impugnazione proposta dalla Procura (principio del limite devolutivo dell'appello) e ha richiamato il divieto di reformatio in peius esteso ai singoli elementi autonomi della pena. Ha annullato la decisione impugnata e ha disposto il rinvio per un nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Catanzaro, affinché siano rinnovate le valutazioni in tema di trattamento sanzionatorio.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73

    La norma definisce i delitti relativi alla detenzione e cessione di stupefacenti; qui è richiamata per la qualificazione del fatto oggetto del procedimento e per la determinazione della responsabilità penale dell'imputato.

  • codice di procedura penale, art. 597

    Il comma 1 sancisce il principio devolutivo dell'appello, limitando la cognizione del giudice d'appello ai punti della decisione attinti dai motivi; il comma 3 è interpretato in senso che il divieto di reformatio in peius si estende non solo all'entità complessiva della pena ma a tutti gli elementi autonomi che la compongono (es. pena-base), impedendo al giudice di appello di aggravare profili non dedotti dall'appello dell'imputato o non richiesti dalla parte cui l'aggravamento potrebbe essere imputato.

  • Giurisprudenza della Cassazione, Sez. U, n. 40910 del 27/09/2005 (William Morales)

    sentenza citata in motivazione

    La pronuncia è richiamata per il principio consolidato che il divieto di reformatio in peius riguarda tutti gli elementi autonomi della determinazione della pena, con il corollario che il giudice d'appello non può fissare una pena-base in misura superiore a quella stabilita in primo grado.

Massime di principio

  • Il giudice d'appello è vincolato ai punti della decisione attinti dai motivi di impugnazione: non può aggravare profili non contestati dalle parti che hanno proposto gravame (principio del limite devolutivo).
  • Il divieto di reformatio in peius nel giudizio d'appello si estende non solo all'entità complessiva della pena ma a ciascun elemento autonomo della sua determinazione (pena-base, aumenti, ecc.).
  • Se il Pubblico ministero chiede l'aggravamento della pena come effetto necessario dell'accoglimento di motivi specifici (es. riqualificazione o esclusione di attenuanti), il giudice può modificare la pena solo nei termini strettamente connessi a quei profili effettivamente oggetto di impugnazione.
  • L'aumento della pena per punti non compresi nell'appello della Procura è illegittimo e dà luogo all'annullamento con rinvio per nuovo giudizio sulla determinazione della sanzione.
  • Per evitare il rischio di annullamento, la Procura deve formulare motivi di appello chiari e specifici anche su eventuali profili sanzionatori che intende vedere modificati.
  • Nel caso di reformatio in peius illegittima, la Cassazione può annullare la decisione impugnata e rinviare il procedimento al giudice di merito perché ridetermini la pena nel rispetto dei limiti devolutivi e del divieto di peggioramento non legittimato.

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