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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38691/2023 del 22/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del Tribunale di Rimini dell'08/03/2023 che aveva respinto l'appello avverso il sequestro preventivo, a fini di confisca, del profitto del reato individuato nel finanziamento bancario ottenuto dalla società Acquachiara s.r.l. (ammontare finanziamento 595.000 euro, sequestro eseguito per 533.393,83 euro). Denunciavano, in particolare, l'omesso esame di una seconda memoria difensiva contenente consulenza tecnica che, secondo loro, dimostrava che: la Acquachiara avrebbe un attivo superiore al debito; i fideiussori dispongono di un patrimonio immobiliare ingente; le società riconducibili al gruppo avrebbero attivi adeguati; e che il rispetto del piano di ammortamento e la possibile confisca per equivalente o la confisca diretta sull'opera (l'albergo) rendevano infondato il periculum in mora per il sequestro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che, in base alla giurisprudenza, il ricorso per cassazione contro ordinanze emesse in appello ai sensi dell'art. 322-bis cod. proc. pen. è consentito solo per violazione di legge; non è deducibile la mera illogicità manifesta della motivazione. La Corte ha valutato che il Tribunale aveva considerato gli atti e gli argomenti rilevanti e che, anche se una memoria non è espressamente menzionata, non sussiste omissione di motivazione decisiva. Sull'argomento dell'attivo della società, la Corte ha ritenuto che la presunta consistenza dell'attivo non neutralizza il dato della consistente esposizione debitoria della Acquachiara; il rispetto del piano di ammortamento non elimina il periculum in mora se non è chiara l'origine delle somme. Quanto alla confisca diretta sull'immobile, la Corte osserva che non risulta provato che i lavori siano stati eseguiti e quindi che il profitto sia stato reinvestito. Perciò i ricorsi vengono dichiarati inammissibili e i ricorrenti sono condannati alle spese del procedimento e al versamento di una somma di 3.000 euro ciascuno alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 640-bis cod. pen.

    Norma penale che disciplina la frode finalizzata all'ottenimento di erogazioni pubbliche o agevolazioni; nel caso indicata come il reato contestato agli indagati per l'illecita acquisizione del finanziamento.

  • art. 322-bis cod. proc. pen.

    Prevede il rimedio dell'appello avverso le ordinanze del giudice per le indagini preliminari; il ricorso per cassazione contro decisioni rese in tale sede è limitato nella sua verificabilità.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Stabilisce che il ricorso per cassazione nelle materie previste è consentito esclusivamente per violazione di legge; la Corte ricorda che ciò limita i vizi deducibili in sede di legittimità.

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Indica i motivi di ricorso per cassazione; la Corte precisa che l'illogicità manifesta della motivazione non è deducibile se il ricorso è esercitato ai sensi dell'art. 325 (limite alla materia di legittimità).

  • art. 125, comma 3 cod. proc. pen.

    Imposta l'obbligo di motivazione dei provvedimenti, la cui mancanza può costituire motivo deducibile in cassazione se effettiva e rilevante; la Corte distingue fra motivazione mancante/apperente e mera sottovalutazione di argomenti.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese per i ricorsi inammissibili ed eventuali somme a favore della cassa delle ammende; applicato per condannare i ricorrenti al pagamento di spese e 3.000 euro ciascuno.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro ordinanze emesse in appello ai sensi dell'art. 322-bis cod. proc. pen. è ammesso solo per violazione di legge: non basta lamentare la presunta illogicità della motivazione; occorre dimostrare l'inesistenza o l'apparenza della motivazione rispetto a un elemento decisivo.
  • Per far valere un'omissione di motivazione in Cassazione è necessario provare che il giudice non si sia confrontato con un elemento potenzialmente decisivo tale da poter determinare l'esito opposto del giudizio; la mera sottovalutazione non è sufficiente.
  • Nelle misure cautelari patrimoniali finalizzate alla confisca, il periculum in mora va valutato in relazione all'effettiva possibilità di soddisfo della confisca diretta sul profitto del reato: la presenza di debiti rilevanti del soggetto direttamente obbligato (es. società beneficiaria del prestito) rafforza la necessità della misura cautelare.
  • Il rispetto formale di un piano di ammortamento non elimina automaticamente il periculum in mora: la provenienza delle somme usate per rimborsare il finanziamento deve essere chiara, e la mera restituzione parziale non assicura l'assenza di rischio di dissipazione.
  • La confisca per equivalente è strumento sussidiario rispetto alla confisca diretta; può essere valutata solo se la confisca diretta sul profitto non è possibile o non è sufficiente.
  • L'allegazione che il profitto sia stato reinvestito in un bene (es. ristrutturazione di un immobile) richiede prova che i lavori siano effettivamente iniziati e che il bene incorpori il profitto; senza tale prova resta un mero asserto non idoneo a determinare l'inammissibilità del ricorso.
  • In sede di impugnazione alla Corte di Cassazione è importante che la difesa documenti concretamente la rilevanza e la decisività degli elementi che ritiene non considerati dal giudice di merito (stime patrimoniali, prove di reinvestimento, titolarità effettiva dei beni), altrimenti il gravame rischia di essere dichiarato inammissibile.
  • Quando si contesta la mancata considerazione di atti o memorie, è utile indicare con precisione quale passaggio sarebbe stato 'potenzialmente decisivo' e perché avrebbe dovuto determinare un esito diverso, per distinguere una mancanza di motivazione effettiva da una semplice discrepanza valutativa.

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