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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48836/2022 del 22/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per detenzione ai fini di spaccio ai sensi dell'art.73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309, sostenendo che il quantitativo di "crack" sequestrato (circa g. 1,356 suddiviso in cinque involucri, pari a circa 9,4 dosi) fosse modesto e riconducibile a uso personale. Si è inoltre dedotto che il denaro rinvenuto (tra cui un prelievo di 800 euro effettuato poche ore prima) giustificasse la disponibilità di somme e quindi l'assenza di finalità di spaccio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che le censure proponessero una diversa valutazione del merito già adeguatamente motivata dalla Corte distrettuale. La motivazione di merito aveva valorizzato il complesso delle risultanze (suddivisione in dosi, grado di purezza, rinvenimento di arnesi per il confezionamento, stato di disoccupazione e mancanza di redditi compatibili con il saldo del conto corrente pari a circa 13.000 euro, nonché l'insufficiente prova a giustificazione della provvista bancaria). La Cassazione ha quindi confermato la legittimità della decisione di merito e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309, art.73

    Applicato per configurare il reato di detenzione di sostanze stupefacenti con finalità di spaccio; la Corte ha ritenuto che, per il caso concreto, le circostanze aggregate (dosezzamento, strumenti, assenza di redditi giustificativi) fossero idonee a provare la finalità di cessione, oltre il mero superamento di una soglia quantitativa.

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309, art.75

    art.75, comma 1-bis, lett. a) (soglia indicativa per la cocaina 750 mg)

    La Corte ha richiamato le tabelle/soglie come parametri indicativi ma ha precisato che il superamento o il mancato superamento della soglia non è decisivo di per sé: la qualificazione come uso personale o destinazione a spaccio si basa su un giudizio complessivo delle prove.

  • d.l. 28 ottobre 2020, n.137, convertito dalla L. 18 dicembre 2020, n.176

    Permette, nelle fattispecie previste, il deposito e la valutazione delle conclusioni scritte del Pubblico Ministero e la trattazione del ricorso senza l'intervento delle parti; utilizzato nel procedimento per la presentazione delle conclusioni del P.G.

  • codice di procedura penale

    Prevede la condanna al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha applicato tale disposizione determinando la somma in euro 3.000.

Massime di principio

  • La qualificazione della detenzione come destinata allo spaccio non dipende esclusivamente dalla quantità di stupefacente: le soglie (es. 750 mg per la cocaina) sono parametri indicativi e vanno integrate con altre circostanze probatorie.
  • Elementi come la suddivisione in dosi, l'uso di arnesi per il confezionamento, il grado di purezza della sostanza, lo stato di occupazione/disoccupazione e le disponibilità finanziarie incoerenti con redditi leciti possono legittimamente fondare un giudizio di finalità di cessione.
  • Documentazione da parte dell'imputato volta a giustificare la provenienza di somme deve essere recente, significativa e coerente: prelievi occasionale di modica entità non sono necessariamente idonei a spiegare consistenti giacenze bancarie.
  • In sede di Cassazione non è ammissibile una mera rivalutazione del merito/contenuto probatorio salvo che emerga un vizio logico-manifesto o contraddizione nella motivazione della sentenza impugnata.
  • La mancata confisca di una somma trovata non impedisce che quella stessa somma sia valutata nel contesto probatorio ai fini della qualificazione dell'illecito.

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