Cassazione Penale, Sentenza n. 10633/2022 del 24/03/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza di condanna per tentata concussione (artt. 110, 56, 317 c.p.) deducendo: 1) omissione nell'acquisizione di prove decisive (atti notarili) ritenuti "sopravvenuti"; 2) errore nella qualificazione giuridica dei fatti, sostenendo che si sarebbe trattato di tentata induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319‑quater) la cui fattispecie si sarebbe estinta per prescrizione; 3) carenza di prove sul consapevole concorso del sindaco Borgogna, con contestazione delle prove testimoniali utilizzate in motivazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi. Ha ritenuto che: gli atti notarili invocati non potevano essere qualificati come "prove sopravvenute" perché disponibili già nelle indagini o nel primo grado; la Corte d'appello non ha dato una motivazione manifestamente illogica e ha adeguatamente valutato la attendibilità delle persone offese e le altre emergenze (tra cui l'adozione di un provvedimento sindacale sproporzionato e la mancata esistenza dell'esposto in Procura); la qualificazione del fatto come (tentata) concussione è corretta alla luce della distinzione giurisprudenziale tra concussione (abuso costrittivo con minaccia di un male "contra ius" e grave compressione della libertà di autodeterminazione) e induzione indebita (pressione morale o persuasione con margini decisionali più ampi per la vittima). Ha confermato il concorso di Borgogna, valorizzando dichiarazioni e circostanze che ne hanno provato il contributo causale, e ha condannato i ricorrenti alle spese.
Norme richiamate
Norma sulla responsabilità per il concorso di persone nel reato; la Corte ha ritenuto sussistente il concorso fra Borgogna e Spinelli per la condotta estorsiva-compatibile con concussione tentata
Norma sulla tentata azione del reato; applicata per configurare la tentata concussione nonostante l'evento non si sia compiuto
Norma della concussione: la Corte ha interpretato la condotta come abuso costrittivo del pubblico ufficiale consistente in minaccia e in atto idoneo a comprimere la libertà di autodeterminazione delle vittime
Norma sull'induzione indebita a dare o promettere utilità: la Corte ha distinto questa fattispecie dalla concussione, ritenendo che nel caso concreto l'azione fosse costrittiva e non mera persuasione
Norma sul nuovo motivo e sui mezzi di prova in cassazione: la Corte ha ritenuto inammissibile la censura relativa a presunte prove sopravvenute non corrispondenti ai requisiti richiesti
Richiamata in relazione ai presupposti per ammettere prove nuove in appello; la Cassazione ha richiamato i limiti applicativi per l'acquisizione delle prove in appello
Regole sulla motivazione dei motivi di cassazione e sui vizi denunciabili; la Corte ha escluso vizi rilevanti perché le censure richiedevano una rivalutazione dei fatti e non la dimostrazione di manifesta illogicità
Norma citata in ricorso ma non decisiva: riguarda l'istruzione dibattimentale e le prove; la Corte ha ricordato i limiti di ammissibilità delle istanze di prova tardive
Norma citata dal ricorrente e richiamata dalla Cassazione in ordine all'inammissibilità delle questioni sollevate per la prima volta in cassazione (art. 606, comma 3 c.p.p.)
Massime di principio
- Per essere valutata "prova sopravvenuta" la documentazione deve risultare effettivamente non reperibile nelle indagini o nel giudizio di primo grado; prove disponibili prima non possono essere introdotte in cassazione come nuove
- La Cassazione non ammette, in sede di legittimità, una semplice rivalutazione alternativa del materiale probatorio: la censura deve dimostrare vizi di motivazione macroscopici (inconferenza, contraddizione insanabile, illogicità manifesta)
- La distinzione tra concussione (art. 317 c.p.) e induzione indebita (art. 319‑quater c.p.) si basa principalmente sul grado di costrizione: se la condotta prospetta un male "contra ius" idoneo a comprimere gravemente la libertà di scelta della vittima, si configura concussione; se prevale la persuasione e la vittima conserva margini decisionali, può venir configurata induzione indebita
- La responsabilità concorrente del soggetto pubblico si può desumere da un insieme di elementi (provvedimenti amministrativi successivi, colloqui, testimonianze, sovrapposizione di interessi) anche in assenza di un documento formale che provi l'intesa, purché emerga un contributo causale significativo
- Problemi o questioni processuali non sollevati in appello sono in genere inammissibili in cassazione: le doglianze nuove in sede di legittimità rischiano di essere dichiarate irricevibili ai sensi dell'art. 606, comma 3 c.p.p.
- Per contestare la qualificazione giuridica scelta dal giudice bisogna dimostrare che la motivazione contiene un errore logico o giuridico rilevante; la semplice proposta di una diversa lettura dei fatti è insufficiente
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