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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35179/2025 del 28/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del giudice dell'esecuzione che aveva riconosciuto il vincolo della continuazione ex art. 671 c.p.p. per numerose condanne penali. Il ricorrente deduce due motivi principali: (1) vizio di motivazione nella valutazione della continuazione, lamentando affermazioni assertive circa l'analogia del modus operandi senza specificazione delle singole analogie, la eterogeneità delle fattispecie (reati contro il patrimonio ma anche falsità, resistenza, false attestazioni), la significativa distanza temporale e spaziale tra i fatti, e l'erroneo utilizzo della cosiddetta "scelta di vita" come indice di continuità; censura altresì l'omessa valutazione di riconoscere eventualmente la continuazione solo per "gruppi di reati" e la mancanza di motivazione sugli aumenti applicati (4 mesi e euro 50 per tutti i reati). (2) Violazione di legge per omissione dello scorporo dei reati già unificati ai sensi dell'art. 81 c.p. e per aver quantificato un aumento complessivo inferiore al minimo obbligatorio (pari a un terzo della pena stabilita per il reato più grave) alla luce della recidiva ritenuta.

La decisione

Il ricorso è stato accolto: la Corte ha ritenuto fondati i rilievi del Procuratore, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando il procedimento al Tribunale di Milano in diversa composizione per un nuovo esame. La Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione del giudice dell'esecuzione circa l'esistenza di un disegno criminoso unitario, ha censurato l'omesso scorporo dei reati già unificati in sede di cognizione e l'errata quantificazione e motivazione degli aumenti di pena (compreso il mancato rispetto del principio relativo al limite minimo di aumento in presenza di recidiva reiterata). Ha richiamato i principi di diritto applicabili e disposto che, in sede di nuovo esame, il giudice osservi le regole di scorporo, individui la pena base e motivi singolarmente gli aumenti per i reati satellite.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Disciplina il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva; richiede che i reati separatamente giudicati siano parte integrante di un unico programma criminoso già concepito nelle sue linee fondamentali, e la motivazione del giudice dell'esecuzione deve indicare elementi concreti e obiettivi che giustifichino tale riconoscimento.

  • art. 81 cod. pen.

    Definisce il reato continuato/concorrente e stabilisce le regole per la determinazione degli aumenti di pena; richiede preordinazione e unità di disegno criminoso e impone al giudice di motivare la scelta della pena base e l'entità degli aumenti per i reati satellite.

  • art. 187 disposizioni attuative cod. proc. pen.

    art. 187 disp. att. cod. proc. pen.

    Stabilisce il criterio per l'individuazione del reato più grave (quello per cui è stata inflitta la pena più elevata) da assumere come pena base quando si ridetermina il cumulo.

  • art. 132 cod. pen.

    Fissa i criteri generali per l'esercizio della discrezionalità nella determinazione della pena (scala delle pene, criteri di commisurazione) che il giudice deve applicare e motivare.

  • art. 133 cod. pen.

    Elenca i criteri di applicazione della pena (circostanze attenuanti/agggravanti, personalità del reo, grado di responsabilità, pericolosità sociale) che devono informare la motivazione degli aumenti.

  • art. 99, comma 4, cod. pen.

    art. 99, comma 4, cod. pen.

    Regola la recidiva reiterata; la giurisprudenza richiede che, se applicata, il limite minimo di aumento complessivo per la continuazione non sia inferiore a un terzo della pena stabilita per il reato più grave.

  • art. 52 d.lgs. 196/03

    Norma sulla tutela dei dati personali: in caso di diffusione del provvedimento vanno omessi generalità e dati identificativi delle persone coinvolte.

Massime di principio

  • La continuazione (art. 81 c.p.) richiede la dimostrazione di un programma criminoso unitario e preordinato; il giudice deve indicare elementi concreti e specifici (modi di esecuzione analoghi, contiguità temporale e/o spaziale, finalità comune) e non limitarsi ad affermazioni generiche o alla "scelta di vita" del reo.
  • In presenza di reati eterogenei o di ampio arco temporale il giudice dell'esecuzione deve valutare la possibilità di riconoscere la continuazione solo per "gruppi di reati" contigui e motivare separatamente, evitando di estendere automaticamente il vincolo a tutti i reati collegati solo occasionalmente.
  • Se le condanne soggiacciono a precedenti unificazioni ai sensi dell'art. 81 c.p., il giudice dell'esecuzione è tenuto allo scorporo dei reati unificati: individuare la pena base (reato più grave) e poi determinare ex novo gli aumenti per i reati satellite, motivando l'entità di ciascun aumento.
  • Quando è stata applicata la recidiva reiterata va rispettato il principio che il limite minimo di aumento complessivo per la continuazione non può essere inferiore a un terzo della pena stabilita per il reato più grave; tale valutazione si riferisce all'aumento complessivo e non a ogni singolo incremento.
  • La semplice detenzione intervenuta tra i reati non esclude automaticamente l'esistenza di un disegno unitario, ma obbliga il giudice a una verifica concreta degli indici di preordinazione (durata, modalità, omogeneità delle violazioni, abitudini di vita); non sono ammessi giudizi basati su congetture o indici meramente presuntivi.
  • La motivazione del giudice dell'esecuzione deve consentire il controllo giurisdizionale effettivo: non è sufficiente il rispetto formale dei limiti legali, ma occorre spiegare la logica e i criteri adottati nella scelta della pena base e nella quantificazione degli aumenti.

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