Cassazione Penale, Sentenza n. 21342/2023 del 18/05/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Roma che lo aveva ritenuto responsabile, tra l'altro, del reato di tentato omicidio (artt. 56, 575 c.p.). La difesa deduce che la condanna per tentato omicidio si fonda sostanzialmente sulla sola deposizione della persona offesa, non corroborata dall'unico teste presente, il quale, all'epoca, conviveva con la vittima e avrebbe confermato la versione difensiva. Si censura la valutazione dei fatti da parte del giudice di merito, in particolare l'affermazione secondo cui sarebbero stati esplosi plurimi colpi; la difesa sostiene invece che furono uno/due colpi, come dichiarato dall'imputato, e che l'assenza di bossoli o fori sul muro (ad altezza d'uomo) contraddice la tesi della Corte territoriale. Si insiste altresì sull'omesso o insufficiente esame di alcune dichiarazioni testimoniali (tra le quali quelle della ex convivente, ritenuta neutrale) e sulla presunta errata valutazione delle escoriazioni e della colluttazione antecedente lo sparo.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello fosse esauriente e abbia risposto alle censure specifiche dell'appello, non limitandosi a un mero rinvio alla sentenza di primo grado. In particolare, la Corte ha valorizzato: la dichiarazione di un agente di polizia giudiziaria in ordine al tipo di arma (pistola a tamburo, che non espelle il bossolo), la ammissione dell'imputato di aver sparato più colpi in aria e di aver poi inseguito la vittima sparando un altro colpo in direzione della porta dell'abitazione, nonché la dinamica che ha portato al ferimento della persona offesa al braccio. La Cassazione ha ritenuto che da tali elementi, anche se indiretti, emerga la sussistenza del dolo di uccidere idoneo a qualificare il fatto come tentato omicidio. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile, il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende (determinato equitativamente), non ricorrendo le condizioni per la riduzione previste dalla pronuncia della Corte Costituzionale n.186/2000.
Norme richiamate
Richiamato in combinato con l'art. 575 c.p. per qualificare il fatto come tentativo: la Corte ha ritenuto che il dolo possa essere provato anche indirettamente dalla condotta dell'agente, valutando l'idoneità dell'azione a cagionare la morte.
Norma sostanziale sull'omicidio richiamata per configurare il reato tentato (in combinato con l'art. 56): applicata sulla base della valutazione che la condotta dell'imputato fosse idonea, nel concreto, a cagionare la morte della vittima.
Richiamato tra le norme pertinenti (circostanze rilevanti ai fini dell'applicazione delle pene); nella motivazione è stato considerato come elemento per la quantificazione e qualificazione delle responsabilità penali.
Parte della normativa sulle armi richiamata per i reati connessi al possesso/uso di arma; applicata nel capo b) della imputazione con riferimento alle condotte inerenti all'uso dell'arma.
Altro articolo della legge sulle armi citato rispetto ai profili di illiceità connessi alla detenzione/uso dell'arma; valutato unitamente agli altri articoli citati per la qualificazione della condotta.
Richiamato nel contesto delle norme sulle armi (es. trasporto/porto o modalità di detenzione/uso); considerato nella ponderazione delle responsabilità relative all'impiego dell'arma.
Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000
Richiamata in relazione alla possibilità di beneficiare di particolari condizioni per la riduzione o esclusione di somme da versare: la Corte ha ritenuto non sussistere le condizioni perché il beneficio si applichi, disponendo l'addebito della somma alla Cassa delle ammende.
Massime di principio
- La Cassazione non è luogo per la rinnovazione integrale delle questioni di fatto: le valutazioni probatorie dei giudici di merito sono rivedibili in sede di legittimità solo se affette da manifesta illogicità, contraddittorietà o insufficienza motivazionale.
- Il reato di tentato omicidio può essere accertato anche mediante prove indirette: rileva l'idoneità concreta della condotta a cagionare la morte (prognosi ex post basata sulle condizioni prevedibili al momento dell'azione).
- L'assenza di bossoli o fori non è necessariamente dirimente quando vi siano elementi compatibili con il tipo di arma (es. pistola a tamburo) o con le ammissioni dell'imputato; la valutazione tecnica e il quadro probatorio complessivo prevalgono sulla singola omissione materiale.
- Le ammissioni parziali dell'imputato (es. sparare in aria e poi un colpo verso la vittima) possono essere valorizzate per desumere il dolo quando la condotta complessiva risulti idonea a realizzare l'evento omicidio.
- Per ottenere l'accoglimento di censure in Cassazione è necessario formulare motivi specifici e ben argomentati: motivi generici o di mera rivalutazione del fatto sono spesso dichiarati inammissibili.
- Il giudice d'appello deve confrontarsi specificamente con le doglianze dell'appellante; una motivazione d'appello che dialoga criticamente con le censure esposte è sufficiente a impedire la cassazione per difetto di motivazione.
- Le questioni esclusivamente probatorie (contraddizioni o contrasto tra dichiarazioni dei testi) difficilmente conducono al successo in Cassazione se i giudici di merito hanno fornito una motivazione coerente e non manifestamente illogica.
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