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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 810/2023 del 12/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza della Corte d'appello di L'Aquila che aveva assolto gli imputati dalla detenzione ai fini di spaccio di 36,159 g di cocaina (36,159 g corrispondenti a 139 dosi), ritenendola destinata a uso personale. Il Procuratore generale ha dedotto carenza, contraddittorieta' e manifesta illogicita' della motivazione ai sensi dell'art. 606, lett. e) c.p.p., sostenendo che la Corte d'appello abbia travisato o erroneamente valutato il materiale probatorio: non ha effettuato la motivazione rafforzata richiesta in caso di riforma assolutoria, ha omesso di considerare i parametri indicati dall'art. 75, comma 1-bis, d.P.R. 309/1990 (circostanze sintomatiche della destinazione a uso personale), e non ha valutato adeguatamente elementi oggettivi quali il quantitativo (139 dosi), l'elevato grado di purezza (84,4%), il confezionamento e occultamento sotto il materasso, la presenza di bilancino di precisione (allegata non funzionante solo per mancanza momentanea di batterie), le condizioni economiche degli imputati e la differenza tra la sostanza rinvenuta (cocaina) e quella usualmente consumata (eroina).

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha richiamato il principio delle Sezioni Unite (sentenza n.14800/2017) secondo cui la Corte d'appello che assolve riformando una condanna deve fornire una motivazione "rafforzata", confutando specificamente i principali argomenti della sentenza di primo grado. La Corte di appello di L'Aquila e' stata ritenuta inadempiente a tale obbligo: ha omesso di esaminare e motivare compiutamente i parametri rilevanti ai fini della distinzione tra detenzione per uso personale e per spaccio e non ha affrontato in modo puntuale le ragioni addotte dal Tribunale di Teramo. Conseguentemente la sentenza impugnata e' stata annullata e il procedimento rinviato alla Corte d'appello di Perugia per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 606, lett. e), cod. proc. pen.

    art. 606, lett. e), cod. proc. pen.

    Richiamato per denunciare carenza, contraddittorieta' o manifesta illogicita' della motivazione della sentenza impugnata; la Cassazione rileva che la motivazione della Corte d'appello e' insufficiente.

  • Sentenza SS.UU. n.14800 del 21/12/2017 (Troise)

    sentenza n. 14800 del 21/12/2017, Sezioni Unite

    Principio secondo cui la Corte d'appello che riforma in senso assolutorio deve fornire una motivazione rafforzata, confutando specificamente i piu' rilevanti argomenti della motivazione di primo grado e mostrando perche' essa sia incompleta o incoerente.

  • art. 75, comma 1-bis, d.P.R. n. 309/1990

    art. 75, comma 1-bis, d.P.R. n. 309/1990

    Norma che indica i parametri/circostanze sintomatiche utili per distinguere la detenzione per uso personale dalla detenzione a fini di spaccio; la Corte di appello e' censurata per non averle esaminate e valutate complessivamente.

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020 (conv. L. n. 176/2020)

    art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020, conv. L. n. 176 del 2020

    Richiamato per motivare lo svolgimento del giudizio di cassazione a trattazione scritta; semplicemente procedurale rispetto al rito di trattazione.

  • Decreto del Ministro della salute (limiti quantitativi)

    La sentenza di cassazione osserva che il quantitativo rinvenuto supera i limiti massimi indicati con decreto ministeriale, elemento da considerare sintomatico di detenzione a fini di spaccio.

Massime di principio

  • Quando la Corte d'appello riforma in senso assolutorio una condanna di primo grado, e lo fa sulla base dello stesso materiale probatorio, e' obbligata a fornire una motivazione rafforzata che confuti punto per punto le argomentazioni della sentenza di primo grado; la mancata motivazione rafforzata puo' determinare l'annullamento con rinvio.
  • Per distinguere detenzione per uso personale da detenzione a fini di spaccio devono essere valutati in modo complessivo e correlato parametri quali: quantitativo della sostanza, numero di dosi, grado di purezza, modalità di confezionamento e occultamento, presenza di strumenti di pesatura e confezionamento, condizioni economiche dell'imputato e coerenza tra sostanza rinvenuta e consumi abituali.
  • Elementi apparentemente tecnici o contingenti (es. bilancino momentaneamente senza batterie) non devono essere trattati in modo apodittico: il giudice deve verificarne la funzione e motivare la valutazione sul loro significato probatorio.
  • La circostanza che gli imputati siano consumatori abituali di altra sostanza (es. eroina) non esclude automaticamente che la sostanza rinvenuta (es. cocaina) sia destinata alla cessione: occorre valutare tale dato insieme agli altri elementi oggettivi.
  • In procedimenti simili la procura dovrebbe mettere in evidenza e documentare sistematicamente tutti gli indici probatori a favore della destinazione allo spaccio; la difesa dovrebbe articolare e documentare ragioni concrete per l'uso personale (terapie, assunzione abituale, disponibilita' economica lecita, esclusiva disponibilita' in capo a terzi, collaborazione).
  • Se la sentenza di appello si limita a conclusioni generiche senza confrontarsi puntualmente con la motivazione di primo grado, la cassazione puo' annullare e disporre il rinvio per un nuovo giudizio, non riformando direttamente il merito.

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