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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38296/2025 del 26/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava in primo luogo l'erronea applicazione dell'art. 56 c.p. in riferimento all'art. 133 c.p. e la motivazione della Corte d'appello che aveva confermato la pena base di mesi 6 ritenendo il reato consumato. Si deduceva che la Corte aveva utilizzato i limiti edittali del reato consumato anzichè quelli del reato tentato (che prevedono una diminuzione della pena del reato consumato da un terzo a due terzi). Inoltre si censurava l'esclusione della sostituzione della pena detentiva breve per omissione dell'avviso di cui all'art. 545-bis, comma 2, c.p.p., che avrebbe impedito all'imputato di prestare assenso alla sostituzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo, ritenendolo fondato e assorbente. Ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio per vizio consistente nell'avere la Corte d'appello fatto riferimento ai limiti del reato consumato e non a quelli del reato tentato, con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Roma per nuovo giudizio sulla determinazione della pena. Ha dichiarato irrevocabile la declaratoria di responsabilità dell'imputato (art. 624 c.p.p.). Le altre doglianze sono assorbite dalla decisione.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen.

    Richiamato come norma sul tentativo: la pena del reato consumato deve essere diminuita da un terzo a due terzi per calcolare correttamente la forbice edittale del reato tentato; la Corte d'appello non ha applicato correttamente tale principio.

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato in riferimento ai criteri di determinazione della pena e alla congruità della pena base; la Corte d'appello ha motivato la congruità con parametri errati (limiti del reato consumato).

  • art. 624 cod. pen.

    Norma sostanziale del delitto di furto, richiamata nella qualificazione del reato (tentato furto aggravato in combinazione con l'art. 625 n.2).

  • art. 625, n. 2 cod. pen.

    Aggravante specifica richiamata nella contestazione del reato e considerata nel calcolo della pena.

  • art. 624 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla Cassazione per dichiarare irrevocabile la pronuncia di responsabilità: la questione di merito sulla responsabilità non è riaperta, salvo il nuovo giudizio limitato al trattamento sanzionatorio.

  • art. 545-bis, comma 2, cod. proc. pen.

    Norma che impone l'avviso al condannato sulla possibilità di sostituire la pena detentiva breve; la sua omissione è stata dedotta in ricorso come vizio che avrebbe impedito al condannato di consentire alla sostituzione.

Massime di principio

  • Quando il fatto è configurato come tentativo, il giudice deve applicare la riduzione di pena prevista dall'art. 56 c.p. (diminuzione della pena del reato consumato da un terzo a due terzi) per definire la forbice edittale: usare i limiti del reato consumato è vizio che può giustificare l'annullamento della parte sanzionatoria.
  • La Cassazione, se accoglie un motivo relativo al trattamento sanzionatorio, può annullare solo quella parte della sentenza e disporre il rinvio per un nuovo giudizio sulla pena, lasciando spesso definitiva la declaratoria di responsabilità.
  • L'omissione dell'avviso previsto dall'art. 545-bis, comma 2 c.p.p. può incidere sulla possibilità di sostituire una pena detentiva breve; tale vizio va contestato tempestivamente e può giustificare rimedi correttivi se influisce sulla concreta possibilità di ottenere la sostituzione.
  • Nelle richieste difensive è utile indicare espressamente il parametro auspicato per la determinazione della pena (es. minimo edittale o misura prossima al minimo) e motivare il riconoscimento delle attenuanti generiche per evitare che il giudice adotti parametri inadeguati.
  • Se il giudice ritiene equivalenti attenuanti e circostanze aggravanti o recidiva, la decisione su tale equivalenza deve essere esplicitamente motivata e il suo effetto sulla pena base deve essere chiaramente calcolato.

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