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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45550/2022 del 01/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di revoca del sequestro preventivo della discarica sita in Cormons (loc. Pecol dei Lupi). I reati provvisoriamente contestati riguardavano la gestione senza Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) nel periodo 2010-2020 (art. 29 quattuordecies, comma 1, d.lgs. n. 152/2006) e la gestione non autorizzata del percolato (art. 256, comma 1, d.lgs. n. 152/2006). I ricorrenti hanno dedotto vizio di motivazione sul fumus commissi delicti e sul periculum in mora, sostenendo che la delibera provinciale n. 267/2009 costituisse AIA efficace, che le attività di gestione avessero solo finalità di prevenzione del danno (rimozione percolato), e che le ordinanze regionali contingibili e urgenti (es. ordinanza n. 1/2021) avrebbero rimosso il rischio di reiterazione. Inoltre Isontina ha proposto il ricorso senza valida procura speciale e Sponton non ha dimostrato un interesse concreto alla restituzione del bene sequestrato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi: quello della società Isontina Ambiente srl per mancata procura speciale valida conferita all'avv. Borgna (la procura esibita era priva di data e limitata a diverse finalità) e quello di Sponton Giuliano per mancata allegazione di un interesse concreto e attuale alla restituzione della discarica (Sponton non è proprietario del bene). La Corte ha quindi respinto i ricorsi senza esaminare nel merito la questione sulla validità dell'AIA o sulla qualificazione penale delle condotte, ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali (art. 616 c.p.p.) e ha disposto, in via equitativa, il versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende (richiamando la sentenza Corte Cost. n. 186/2000). La decisione del Tribunale di Gorizia che aveva ritenuto sussistenti fumus e periculum non è stata invece sindacata nel merito per il difetto di ammissibilità dei ricorsi.

Norme richiamate

  • art. 322 bis cod.proc.pen.

    Norma che disciplina l'appello/reclamo cautelare (riesame/appello cautelare) avverso provvedimenti di sequestro; contiene la cornice procedurale per il riesame del titolo cautelare rilevante nella controversia.

  • art. 29 quattuordecies, comma 1, d.lgs. n. 152/2006

    Prevede illecito penale per gestione di discariche senza la necessaria AIA; la Corte richiama che la mancata o provvisoria efficacia dell'AIA può costituire elemento a sostegno del fumus commissi delicti.

  • art. 256, comma 1, d.lgs. n. 152/2006

    Sanziona la gestione non autorizzata di rifiuti; nel caso si contestava lo smaltimento/gestione del percolato come attività di gestione rifiuti.

  • art. 324, comma 3 cod.proc.pen.

    Richiama il principio di motivazione del provvedimento di riesame: il ricorso censurava motivazione apparente ai sensi di questa norma e art. 606 c.p.p.

  • art. 606, lett. b) cod.proc.pen.

    Motivo di cassazione relativo a violazione di norme di diritto o vizio di motivazione; utilizzato dai ricorrenti per censurare la motivazione del Tribunale circa fumus e periculum.

  • art. 100 cod.proc.pen.

    Stabilisce che i soggetti portatori di un interesse meramente civilistico devono stare in giudizio con difensore munito di procura speciale; applicata per dichiarare inammissibile il ricorso della società privo di procura speciale valida.

  • art. 568 cod.proc.pen.

    Principio sull'interesse ad impugnare; la Corte lo richiama per affermare che chi propone il riesame deve dimostrare interesse concreto alla restituzione del bene sequestrato.

  • art. 322 cod.proc.pen.

    Disciplina il riesame del sequestro preventivo e le legittimazioni soggettive; richiamata in relazione alla legittimazione ad impugnare per soggetti non proprietari.

  • art. 616 cod.proc.pen.

    Norma che regola l'assegnazione delle spese processuali in caso di inammissibilità dei ricorsi; applicata per condannare i ricorrenti al pagamento delle spese.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186/2000

    Richiamata per il criterio di valutazione della colpa nella determinazione dell'obbligo di versamento alla Cassa delle Ammende; qui la Corte ha valutato che il ricorso non era frutto di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità ma ha comunque disposto il versamento equitativo.

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione proposto da una società o altro soggetto dotato di interesse civilistico richiede procura speciale valida al difensore; la mancanza o la invalidità della procura comporta inammissibilità.
  • Un indagato che non è proprietario del bene sequestrato può impugnare il sequestro solo se allega e dimostra un interesse concreto e attuale alla restituzione del bene (diritto alla restituzione), altrimenti il ricorso è inammissibile.
  • In sede di riesame del sequestro preventivo il giudice valuta la sussistenza del fumus commissi delicti e del periculum in mora sulla base di elementi concreti (es. efficacia/validità delle autorizzazioni amministrative, scadenze di garanzie, provvedimenti amministrativi) e la carenza di tali elementi può giustificare il mantenimento del sequestro.
  • Ordinanze amministrative contingibili e urgenti (es. del Presidente della Regione) non sempre eliminano il periculum in mora agli effetti cautelari se permane un difetto autorizzatorio strutturale che potrebbe rendere il futuro svolgimento dell'attività nuovamente illecito.
  • Difesa tecnica: prima di proporre impugnazioni cautelari o ricorsi di legittimità, assicurarsi della correttezza e completezza delle procure e documentare l'interesse concreto all'impugnazione (specialmente se il ricorrente non è proprietario del bene sequestrato).
  • Quando si contesta la fondatezza del fumus in materia ambientale, è essenziale produrre e far valere documentazione amministrativa che attesti la validità delle autorizzazioni (es. AIA, garanzie fideiussorie, provvedimenti regionali/provinciali) per svuotare la pretesa accusatoria.

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