Cassazione Penale, Sentenza n. 45530/2022 del 01/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la conferma di condanna per reati penali-tributari sostenendo violazione di legge (artt. 2 e 8 del dlgs n. 74/2000) e vizio di motivazione: a suo dire la Corte di merito non avrebbe adeguatamente considerato che egli aveva agito avvalendosi di un team di commercialisti i quali gli avevano fornito consulenza e indicazioni operative, circostanza che, secondo la difesa, escluderebbe il dolo fiscale.
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo che la censura attiene all'apprezzamento critico della prova e della motivazione della sentenza di merito, ambito sul quale il sindacato di questa Corte è limitato salvo manifesta illogicità. La Cassazione ha ritenuto che i giudici di merito avessero fondatamente accertato la consapevolezza del carattere fraudolento delle operazioni poste in essere dal ricorrente, e che l'aver seguito indicazioni di consulenti non abbia automaticamente escluso il dolo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
decreto legislativo n. 74 del 2000, art. 2
L'art. 2 (principio di responsabilità per i reati tributari) è richiamato nella doglianza del ricorrente: la Corte ha però ritenuto integrato l'elemento soggettivo (dolo) sulla base degli elementi probatori, escludendo che l'affidamento ai consulenti escluda il dolo.
decreto legislativo n. 74 del 2000, art. 8
L'art. 8 (riguardante specifiche ipotesi di reato tributario) è stato invocato dal ricorrente ma la Corte ha ritenuto che la motivazione del merito dimostrasse comunque la consapevolezza del carattere fraudolento delle operazioni.
codice di procedura penale, art. 616
L'art. 616 c.p.p. è stato utilizzato per comminare la sanzione a favore della Cassa delle ammende per il ricorso dichiarato inammissibile.
Massime di principio
- In materia penale-tributaria la semplice dichiarazione di essersi avvalsi di consulenti non è sufficiente ad escludere il dolo: serve prova concreta che il soggetto fosse inconsapevole o costretto a seguire le indicazioni.
- La Corte di Cassazione sindaca la motivazione dei giudici di merito solo nei limiti della manifesta illogicità; le critiche generiche alla valutazione della prova sono inammissibili.
- Se la difesa non contesta puntualmente e con elementi specifici i rilievi probatori del merito, le conclusioni dei giudici di merito sulla consapevolezza del comportamento fraudolento tendono a prevalere.
- Per rendere efficace la linea difensiva basata su consulenti esterni è necessario dimostrare fatti concreti (es. istruzioni contraddittorie, assenza di autonomia decisionale, intervento tecnico che escluda la conoscenza del carattere illecito), non la sola presenza di una consulenza.
- Il ricorso infondato o manifestamente inammissibile può comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie (Cassa delle ammende).
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