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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29233/2025 del 07/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la condanna per il reato previsto dall'art. 256 d.lgs. 152/2006 (presunta gestione illecita di rifiuti) con tre motivi: (1) censura sulla qualificazione del fatto come omissivo ai sensi dell'art. 256 comma 1 e 2, sostenendo che andava assolta per mancanza del fatto tipico; (2) mancata motivazione in relazione al rigetto della richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all'art. 131-bis c.p.; (3) violazione dell'art. 175 c.p. per mancata motivazione sul diniego della non menzione della condanna.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato solo sul secondo motivo (mancanza di motivazione circa l'art. 131-bis) e ha annullato la sentenza impugnata limitatamente all'accertamento sull'applicabilità della causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis, rinviando ad altra Sezione della Corte di appello di Brescia per un nuovo giudizio sul punto. Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile perché costituisce una non consentita rivalutazione del compendio probatorio; il terzo motivo è stato assorbito dall'accoglimento del secondo. Il resto del ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Cassazione ha inoltre dichiarato l'irrevocabilità dell'accertamento di responsabilità già compiuto ai sensi dell'art. 624 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 256 d.lgs. 152/2006

    La norma punisce attività illecite di gestione dei rifiuti e, secondo la giurisprudenza richiamata, può trovare applicazione anche in forma omissiva rispetto a soggetti che ricoprono posizioni di garanzia (es. legale rappresentante), i quali rispondono per omissione di vigilanza (culpa in vigilando) sui comportamenti dei dipendenti

  • art. 131-bis c.p.

    Prevede la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; la sua esclusione deve essere adeguatamente motivata dal giudice e l'assenza di motivazione espressa o implicita nei casi concreti integra motivo di annullamento e rinvio

  • art. 175 c.p.

    Rilevato nel ricorso in relazione alla richiesta di non menzione della condanna; la mancata decisione motivata su tale richiesta può costituire profilo rilevante ma è stato assorbito dall'annullamento relativo all'art. 131-bis

  • art. 624 c.p.p.

    La Corte ha richiamato questa norma per dichiarare l'irrevocabilità dell'accertamento di responsabilità rispetto al punto della sentenza non interessato dall'annullamento, quando l'annullamento riguarda un punto funzionalmente autonomo

Massime di principio

  • In materia ambientale i titolari o legali rappresentanti di imprese possono essere ritenuti responsabili non solo per azioni commissive ma anche per omissione di vigilanza (culpa in vigilando) sui dipendenti che compiono illeciti in materia di rifiuti.
  • In Cassazione sono inammissibili i motivi che chiedono la rivalutazione del compendio probatorio: il giudice di legittimità valuta la correttezza giuridica e la logicità della motivazione, non i fatti in via principale.
  • La richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis) richiede un espresso apprezzamento motivato da parte del giudice: l'assenza di motivazione (anche implicita non adeguata) può determinare l'annullamento con rinvio.
  • Eventuali richieste accessorie (es. non menzione della condanna) sono strettamente collegate alla decisione sulla causa di non punibilità e possono risultare assorbite o subordinate all'esito di quest'ultima.
  • L'annullamento parziale che riguardi solo un punto autonomo della decisione non cancella automaticamente gli accertamenti di responsabilità già divenuti irrevocabili ai sensi dell'art. 624 c.p.p.

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