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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45198/2022 del 28/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Torino che aveva respinto il reclamo avverso il provvedimento del Magistrato di sorveglianza (28/05/2020) che dichiarava inammissibile l'istanza di detenzione domiciliare ai sensi dell'art. 1 legge n. 199/2010 e dell'art. 123 d.l. n. 18/2020, in quanto destinatario di provvedimento di espulsione ex art. 16, comma 5, D.Lgs. 286/1998. Il ricorrente deduceva erronea applicazione di legge, sostenendo che l'espulsione non era stata eseguita e che il relativo procedimento di opposizione era ancora pendente, richiamando precedenti di legittimità favorevoli alla possibilità di misure alternative fino all'esecuzione concreta dell'espulsione.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, atteso che, successivamente alla proposizione del ricorso, il ricorrente è stato scarcerato avendo terminato di scontare la pena (scarcerazione avvenuta il 25/09/2021 con liberazione anticipata). Perciò anche un eventuale accoglimento del ricorso non avrebbe potuto dare seguito alla richiesta di detenzione domiciliare. La dichiarazione di inammissibilità è stata pronunciata senza condanna del ricorrente alle spese e senza irrogazione della sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 1 legge n. 199 del 2010

    Norma richiamata come base per la disciplina delle misure alternative (detenzione domiciliare); il provvedimento impugnato ha negato l'accesso alla misura invocando l'ostatività del provvedimento di espulsione

  • art. 123 d.l. n. 18 del 2020

    Norma emergenziale richiamata in relazione alla domanda di detenzione domiciliare; citata come titolo giuridico per la richiesta del beneficio

  • art. 16, comma quinto, D.Lgs. 25 luglio 1998 n. 286

    Il Tribunale ha ritenuto che il decreto di espulsione, anche se oggetto di opposizione, sia ostativo alla concessione della misura alternativa nei confronti dello straniero destinatario del provvedimento

  • Sez. 1, n. 43855 del 28/10/2019

    Precedente di legittimità richiamato dal ricorrente per sostenere che l'espulsione ha carattere recessivo rispetto all'obiettivo della deflazione carceraria e che le misure alternative possono essere concesse fino a che l'espulsione non sia concretamente eseguita

  • Sez. 1, n. 21161 del 2005

    Precedente indicato a supporto della tesi secondo cui le misure alternative possono essere disposte fino all'effettiva esecuzione dell'espulsione

  • Sez. U, n. 7 del 25/06/1997, Chiappetta, Rv. 208166

    Richiamata per il principio secondo cui la sopravvenuta carenza di interesse determina l'inammissibilità del gravame senza necessariamente comportare condanna alle spese o applicazione della sanzione pecuniaria

Massime di principio

  • Se, nel corso del giudizio, il ricorrente viene scarcerato o la pena viene comunque espiata, l'interesse a ottenere una misura alternativa (come la detenzione domiciliare) viene meno e il ricorso va dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
  • Un provvedimento di espulsione può essere considerato ostativo alla concessione di misure alternative quando il giudice ritiene che l'espulsione sia rilevante e opponibile; tuttavia esiste giurisprudenza che ritiene possibile concedere misure alternative fino a che l'espulsione non sia concretamente eseguita: è quindi essenziale valutare il quadro giurisprudenziale applicabile al caso concreto.
  • Chi impugna il diniego di una misura alternativa deve documentare tempestivamente lo stato del procedimento di espulsione (se eseguito, esecutivo, o oggetto di opposizione) e le date rilevanti, per evitare che sopravvenienze (es. scarcerazione) rendano la controversia priva di oggetto.
  • In caso di sopravvenuta carenza di interesse la pronuncia di inammissibilità normalmente non comporta condanna alle spese processuali né l'applicazione della sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende, salvo diverse valutazioni del giudice.
  • Per preservare un possibile rimedio utile, è opportuno chiedere al giudice misure cautelari o provvisorie prima dell'esecuzione dell'espulsione e seguire con attenzione i termini e le modalità di opposizione al provvedimento amministrativo di espulsione.

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