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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8436/2023 del 24/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato la sentenza di condanna emessa dal GUP del Tribunale di Napoli (giudizio abbreviato) per il reato di cui all'art. 73 comma 1 D.P.R. 309/1990 con l'aggravante ex art. 80 comma 2 D.P.R. 309/1990, contestando l'inosservanza e l'erronea applicazione di tale norma. In particolare ha dedotto che l'aumento di pena previsto per l'"ingente quantità" deve essere applicato nella misura minima prevista (aumento dalla metà a due terzi), mentre il G.U.P. avrebbe aumentato la pena di un terzo, determinando così una pena non conforme alla cornice edittale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla determinazione dell'aumento di pena per l'aggravante di cui all'art. 80 D.P.R. 309/1990. La Corte ha precisato che l'errato calcolo dell'aumento ha dato luogo a una "illegalità della pena" e che la correzione della misura della pena richiede un giudizio di merito che valuti le circostanze concrete, pertanto non è intervenibile d'ufficio dalla Cassazione. Ha disposto il rinvio alla Corte d'Appello di Napoli per la determinazione del trattamento sanzionatorio nel secondo grado.

Norme richiamate

  • D.P.R. 309/1990 art. 73 comma 1

    Norma che incrimina la detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio; è la fattispecie base da cui è partita la condanna dell'imputato.

  • D.P.R. 309/1990 art. 8 comma 2

    Nel testo della sentenza è richiamata come aggravante collegata alla recidiva o ad altre circostanze (nella motivazione originaria), contribuendo alla determinazione della pena complessiva.

  • D.P.R. 309/1990 art. 80 comma 2

    Stabilisce la misura dell'aumento della pena per l'aggravante dell'"ingente quantitativo": l'aumento deve essere applicato entro i limiti previsti (da metà a due terzi secondo quanto rilevato dal ricorrente). La Corte ha ritenuto che il giudice di merito abbia calcolato l'aumento in misura inferiore al minimo previsto, configurando un'"illegalità della pena".

  • Codice di procedura penale art. 593 comma 1

    Indica la competenza della Corte di appello per il giudizio di rinvio dopo l'annullamento in Cassazione; usata dalla Corte per individuare il giudice di rinvio competente.

  • Codice di procedura penale art. 569 comma 4

    Riguarda i casi di rinvio dopo annullamento e la competenza per il nuovo giudizio; citata per stabilire che il giudice di rinvio sia la Corte d'Appello di Napoli.

Massime di principio

  • Se la norma aggravante fissa una forbice di aumento della pena (es. da metà a due terzi), il giudice di merito deve applicare un aumento non inferiore al minimo previsto; un aumento inferiore configura "illegalità della pena".
  • La Corte di Cassazione, di regola, non può sostituirsi al giudice di merito nel determinare l'aumento della pena quando l'incremento non è in misura fissa: in tali casi annulla la determinazione e rinvia al giudice competente perché valuti le circostanze concrete.
  • In caso di errore aritmetico o interpretativo nella determinazione della misura della pena legato all'applicazione di un'aggravante normativa, il rimedio corretto è l'annullamento limitato alla determinazione del trattamento sanzionatorio e il rinvio per un nuovo giudizio sul punto.
  • Chi impugna per "illegalità della pena" deve dimostrare che la pena inflitta non rientra nella cornice edittale prevista dalla legge (per quantità o per specie); la Cassazione verifica tale illegittimità e interviene proceduralmente quando necessario.
  • Alla luce degli artt. 593 e 569 c.p.p., quando la Cassazione annulla per vizi nella determinazione della pena, il giudice di rinvio è la Corte d'Appello territorialmente competente per il nuovo esame e la nuova determinazione del trattamento sanzionatorio.

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