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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46058/2022 del 05/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in tre motivi: 1) nullità della sentenza per violazione degli artt. 627, comma 3, e 192, comma 3, c.p.p. per presunta erronea valutazione e mancati riscontri esterni delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (Cagnazzo, Macchia, Torna); 2) violazione dell'art. 577, comma 1, n.3, c.p. per non adeguato accertamento della premeditazione, in particolare del momento in cui sarebbe nato il proposito criminoso e dell'esistenza di un congruo lasso di tempo che ne consentisse il ripensamento; 3) nullità per carenza, contraddittorietà e illogicità della motivazione e violazione dell'art. 61, comma 1, n.1, c.p. in relazione al riconoscimento dei motivi abietti e futili, nonché censura per mancata valutazione della continuazione con pregresse sentenze e per il diniego delle attenuanti generiche e per la quantificazione della pena.

La decisione

La Corte di cassazione ha respinto il ricorso; lo ha ritenuto infondato e ha confermato la validità della motivazione resa dalla Corte d'assise d'appello di Taranto operante in sede di rinvio. In particolare la Corte ha ritenuto che: il giudice del rinvio, investito di ampi poteri dopo l'annullamento per vizio di motivazione, ha correttamente e compiutamente rivalutato il compendio probatorio offrendo un percorso argomentativo diverso e non vizioso rispetto a quello censurato dalla prima pronuncia; la credibilità dei collaboratori (soprattutto Torna e Cagnazzo) è stata adeguatamente valutata e sussistono riscontri esterni (consulenze medico-legali e balistiche, coerenze fattuali) che ne rafforzano la attendibilità; la premeditazione è dimostrata dalla pianificazione dell'agguato (seguire la vittima, uso di vedette, predisposizione di mezzi e armi) e sussiste un congruo lasso di tempo per il mantenimento e la coltivazione del proposito criminoso; le censure relative ai motivi abietti e futili, alla continuazione e alle attenuanti generiche sono generiche o inammissibili rispetto alla motivazione ampia e coerente offerta dal giudice distrettuale. Esito pratico: rigetto del ricorso e conferma, nei limiti e con le precisazioni già adottate dalla Corte d'appello di Taranto, della condanna impugnata.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, conv. L. 18 dicembre 2020, n. 176

    Norma richiamata per segnalare la presentazione dell'istanza di trattazione orale; richiamo meramente procedurale senza rilevanza sul merito.

  • art. 606, comma 1, lett. b) e c), cod. proc. pen.

    Indica le ragioni e i limiti formali dei motivi di cassazione proposti (vizi di motivazione e vizio di diritto), utilizzati dal ricorrente per articolare i motivi di impugnazione.

  • art. 192, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiama l'obbligo per il giudice di valutare criticamente le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e di confrontarle con altre fonti; la Corte ha richiamato la necessità di valutazione dell'attendibilità e dei riscontri esterni ma ha ritenuto che il giudice del rinvio abbia assolto tale obbligo fornendo motivazione esauriente.

  • art. 577, comma 1, n. 3, cod. pen.

    Norma sull'aggravante della premeditazione; la Corte ha chiarito la distinzione tra mera preordinazione e premeditazione e ha ritenuto sussistente la premeditazione sulla base della pianificazione, organizzazione dei mezzi e della ricerca dell'occasione per l'esecuzione.

  • art. 61, comma 1, n. 1, cod. pen.

    Disposizione che qualifica come aggravante i motivi abietti e futili; la Corte d'appello ha motivato che il delitto è stato posto per vendetta e per offesa al prestigio del reo, giustificando il riconoscimento dell'aggravante e la Cassazione ha ritenuto la motivazione adeguata.

Massime di principio

  • Se la Corte di cassazione annulla per vizio di motivazione, il giudice di rinvio ha pieni poteri di riesame del compendio probatorio ma deve fornire una motivazione nuova, coerente e rispondente ai punti critici indicati dalla Cassazione; la Cassazione controllerà solo la logicità e completezza della nuova motivazione, non rivaluterà integralmente i fatti.
  • Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia richiedono un esame articolato: vanno valutate l'attendibilità soggettiva, la coerenza intrinseca e la presenza di riscontri esterni; la mancanza di alcuni dettagli non annulla automaticamente la credibilità se esistono riscontri concreti e spiegazioni logiche delle divergenze.
  • La premeditazione richiede elementi che dimostrino una decisione radicata e perdurante nel tempo: pianificazione, approntamento di mezzi, ricerca dell'occasione e predisposizione operativa sono indici rilevanti; non basta la mera apprestazione immediata dei mezzi (preordinazione).
  • Il sindacato di legittimità è limitato a verificare la logica e la completezza della motivazione; non è consentito alla Cassazione sostituirsi al giudice di merito nella valutazione della credibilità delle prove se le argomentazioni del giudice appaiono coerenti e non manifestamente illogiche.
  • Le censure generiche (es. "mancata valutazione" senza specifiche precise) sono spesso inammissibili: il ricorrente deve indicare in modo puntuale dove la motivazione è carente o manifestamente contraddittoria.
  • Per contestare la sussistenza di aggravanti (es. motivi abietti e futili) è necessario confrontare le circostanze fattuali e culturali del soggetto con la motivazione, dimostrando concretamente come la ricostruzione sia illogica o priva di riscontri; mere affermazioni alternative senza argomentazione specifica sono deboli in sede di legittimità.

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