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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25962/2023 del 15/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello di Reggio Calabria che li aveva riconosciuti responsabili del reato di associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). Alvaro veniva contestato come esponente di vertice della cosca Alvaro, operante anche nel locale di Chivasso, con ruolo apicale documentato da intercettazioni (in particolare una intercettazione ambientale del 5 giugno 2014) e dalle dichiarazioni di più collaboratori di giustizia; la Corte d'appello rideterminava la pena a 14 anni e rigettava la richiesta di riconoscimento della continuazione esterna. Callea era accusato di essere associato con ruolo di promotore e organizzatore del locale di Orti in collegamento con la cosca Alvaro; la sentenza d'appello gli infliggeva 12 anni. I ricorsi in Cassazione denunciavano vizi di motivazione, l'inaffidabilità o genericità delle dichiarazioni dei collaboratori, la inidoneità delle intercettazioni a provare ruoli apicali, la mancata prova del carattere armato dell'associazione, errori nella negazione della continuazione e nella dosimetria/negazione delle attenuanti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha ritenuto congrua e non manifestamente illogica la valutazione del giudice di merito circa la credibilità e la convergenza delle intercettazioni e delle dichiarazioni dei collaboratori, nonché probante la specifica intercettazione del 5 giugno 2014 che confermava posizioni apicali. Ha escluso il travisamento decisivo dei dialoghi e ha considerato adeguata la motivazione sul diniego della continuazione esterna per Alvaro. Ha confermato altresì la valutazione sul carattere armato dell'associazione e il rigetto delle attenuanti generiche; ha condannato il ricorrente Alvaro al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p. In sintesi, condanne e piani sanzionatori confermati: Alvaro 14 anni, Callea 12 anni.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La norma è stata interpretata considerando che la partecipazione mafiosa può assumere forma dinamica: capo non solo come vertice assoluto ma anche chi esercita incarichi direttivi e risolutivi nella vita del gruppo; la prova può fondarsi su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori integrate tra loro

  • art. 416-bis, quarto comma, cod. pen.

    L'aggravante del carattere armato è configurata quando l'affiliato è consapevole della disponibilità di armi o la ignora per colpa; può essere accertata anche richiamando il fatto notorio e precedenti giudicati sulla natura armata delle cosche

  • art. 81 cod. pen.

    Il diniego della continuazione esterna è stato ritenuto legittimo dal giudice di merito: la continuazione richiede identità o continuità di disegno criminoso e la Corte ha valutato che la dislocazione territoriale e la diversa progressione di ruolo frenano l'unicità del disegno criminoso precedente

  • art. 133 cod. pen.

    Il giudice del merito valuta le attenuanti generiche con giudizio di fatto; la Corte ha ritenuto ostativo il precedente specifico del ricorrente e motivazione sufficiente per negare le attenuanti

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso

  • art. 2, quarto comma, cod. pen.

    Quest'articolo è stato invocato dal ricorrente per sostenere la rilevanza temporale delle condotte (applicazione della disciplina pro-tempore), ma la Corte ha ritenuto la deduzione nuova e non decisiva per la legittimità della pena irrogata

  • Legge 27 maggio 2015, n. 69

    Riferita come modifica sanzionatoria; la Corte ha ritenuto che la pena irrogata non ecceda i limiti edittali anche considerando le modifiche normative e che la questione non fosse stata validamente sollevata in appello

Massime di principio

  • Le intercettazioni ambientali e le conversazioni fra affiliati possono costituire prova diretta della struttura e dei ruoli dell'associazione mafiosa quando risultino coerenti con il patrimonio informativo del sodalizio; la loro reinterpretazione in Cassazione è limitata salvo travisamenti decisivi
  • Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sono valutate nella loro credibilità e nella loro capacità di convergere su fatti individualizzanti; la loro genericità va contrastata mostrando concrete contraddizioni o assenza di riscontri
  • Per la configurazione del ruolo apicale non è necessario essere il vertice assoluto: è sufficiente provare l'esercizio di funzioni direttive o decisionali nella vita del gruppo
  • La semplice autoproclamazione di ruolo può essere decisiva se confermata da interlocutori e da altri elementi di riscontro; le eccezioni basate su millanteria o conoscenza di microspie richiedono argomentazioni concrete e non generiche
  • La circostanza aggravante del carattere armato può essere desunta anche da fatti notori e da precedenti giudicati sul sodalizio quando è ragionevole inferire la disponibilità di armi o la consapevolezza degli affiliati
  • La continuazione ex art. 81 c.p. richiede la prova di un'unicità del progetto criminoso; cambiamenti territoriali, di ruolo o di contesto possono giustificare la negazione della continuazione
  • I giudizi del merito su elementi di fatto quali credibilità dei testi, interpretazione delle intercettazioni e dosimetria della pena sono difficilmente sindacabili in Cassazione se non per manifesta illogicità o violazione di legge

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