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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13127/2023 del 29/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Nocera Inferiore che, in funzione di giudice dell'esecuzione, aveva rigettato l'incidente d'esecuzione proposto da Umberto Sabatino volto al riconoscimento del vincolo della continuazione tra più sentenze irrevocabili. Il ricorrente deduce violazione di legge (art. 125 comma 3 cod. proc. pen.), contestando la motivazione ritenuta solo apparente e insufficiente: le sentenze riguardavano lo stesso titolo di reato (art. 73 d.P.R. n. 309/1990), commessi a distanza di due giorni nel medesimo contesto temporale e territoriale, e pertanto, secondo il ricorrente, esistevano elementi di contiguità e omogeneità tali da giustificare il riconoscimento della continuazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Pur richiamando i principi giurisprudenziali corretti sull'onere probatorio per il riconoscimento della continuazione, l'ordinanza impugnata è stata ritenuta carente di motivazione: il Tribunale, dopo aver evocato principi generali, non ha esaminato né riportato le specifiche condotte oggetto delle sentenze irrevocabili né spiegato in che modo tali fatti non dimostrassero l'identità del programma delinquenziale. Per tale ragione la Corte ha annullato l'ordinanza e disposto il rinvio per una nuova deliberazione, invitando il giudice dell'esecuzione a colmare la lacuna motivazionale esaminando e motivando le singole condotte e le ragioni del rigetto.

Norme richiamate

  • art. 125 cod. proc. pen.

    art. 125 comma 3 cod. proc. pen.

    Richiamata come base della censura per violazione di legge: la Corte accoglie il motivo ritenendo insufficiente la motivazione del giudice dell'esecuzione in relazione alla disciplina processuale impugnata.

  • d.P.R. n. 309 del 1990

    art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    Identità del titolo di reato rilevata (illecito connesso a stupefacenti), ma la Corte sottolinea che l'identità del titolo di reato da sola non è sufficiente per il riconoscimento automatico della continuazione.

  • Giurisprudenza consolidata (Sez. 1, n. 35806 del 20/04/2016, D'Amico, Rv. 267580)

    Sez. 1, n. 35806 del 20/04/2016, D'Amico, Rv. 267580

    Principio richiamato: grava sul condannato l'onere di allegare elementi specifici e concreti a sostegno della continuazione; la mera contiguità cronologica e l'identità dei titoli di reato sono indici non decisivi, potendo indicare soltanto abitualità o scelte di vita delinquenziali.

Massime di principio

  • L'onere della prova per il riconoscimento del reato continuato grava su chi lo invoca: non bastano la contiguità temporale e l'identità del titolo di reato, servono elementi specifici e concreti che evidenzino l'identità del "programma delinquenziale".
  • Il giudice dell'esecuzione che decide sull'incidente per continuazione deve motivare in modo specifico: è necessario esaminare e riferire le condotte oggetto delle singole sentenze irrevocabili e spiegare perché sussista o non sussista la continuazione; il richiamo a principi generali senza analisi fattuale è insufficiente e vulnerabile in cassazione.
  • La vicinanza territoriale e la somiglianza delle modalità esecutive sono elementi utili ma non dispositivi: vanno dettagliatamente evidenziati e collegati a un progetto criminoso unitario per convincere il giudice.
  • Se il giudice afferma di non ravvisare l'identità del programma criminoso ma non espone le ragioni e non passa in rassegna le sentenze richiamate, la decisione può essere annullata per difetto di motivazione.
  • Per aumentare le probabilità di riconoscimento della continuazione, il ricorrente dovrebbe documentare e argomentare in modo puntuale cronologia, modalità esecutive, area territoriale comune e ogni elemento che mostri la configurabilità di un progetto criminoso unitario.

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