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Cassazione Penale, Ordinanza n. 40538/2025 del 17/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3000,00 in favore della Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso è stato proposto avverso la sentenza della Corte di appello di Palermo che aveva confermato una condanna per detenzione di sostanza stupefacente ritenuta destinata allo spaccio. Il ricorrente ha censurato, in sintesi: la ricostruzione del fatto e la valutazione del compendio probatorio; l'accertamento della destinazione della sostanza allo spaccio, sostenendo in sostanza una detenzione per uso personale; il trattamento sanzionatorio, con doglianze sulla quantificazione della pena e sul diniego delle circostanze attenuanti generiche; la mancata applicazione della causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis c.p. La Corte di cassazione ha ritenuto i primi due motivi diretti a sollecitare una nuova valutazione del fatto e delle prove, attività preclusa in sede di legittimità, osservando che la Corte di appello aveva fornito motivazione congrua e immune da vizi logici, fondata su elementi quali il dato ponderale, la suddivisione in più involucri e la mancata prova dello stato di tossicodipendenza. Ha inoltre rilevato la genericità delle censure sul trattamento sanzionatorio e il mancato confronto con la motivazione della sentenza impugnata quanto al diniego dell'art. 131-bis c.p., essendo stata valorizzata la gravità del fatto e l'entità della sostanza destinata allo spaccio.

Norme richiamate

  • art. 131-bis c.p.

    La causa di non punibilità non è applicabile quando il giudice di merito abbia motivatamente escluso la particolare tenuità del fatto, valorizzando la gravità della condotta e l'entità della sostanza stupefacente destinata allo spaccio.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso, consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità non è consentito trasformare il ricorso in una richiesta di nuova valutazione del fatto o del materiale probatorio, quando la sentenza impugnata sia sorretta da motivazione congrua, coerente e priva di manifeste illogicità.
  • La destinazione a fini di spaccio della sostanza stupefacente può essere desunta in via indiziaria da elementi quali il dato ponderale, il frazionamento in più involucri e l'assenza di prova di un uso personale o di tossicodipendenza.
  • Le censure sul trattamento sanzionatorio e sul diniego delle attenuanti generiche devono confrontarsi specificamente con la motivazione del giudice di merito; doglianze generiche o meramente assertive sono inammissibili.
  • La particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. non può essere riconosciuta quando la motivazione di merito evidenzi elementi di non esiguità del fatto, come la quantità della droga e la sua destinazione allo spaccio.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta automaticamente la condanna alle spese processuali e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioniCause di non punibilità
RamiStupefacentiProcesso penaleParte generale
SottomaterieLieve entità
IstitutiParticolare tenuità del fattoOnere della prova

Testo integrale

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