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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43538/2022 del 16/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza di condanna (1 anno e 4 mesi) per il reato di calunnia ex art. 368 c.p., deducendo: 1) mancanza, contraddittorieta' e illogicita' della motivazione della Corte d'appello, per violazione dell'obbligo di motivazione rafforzata dopo annullamento con rinvio; 2) insufficiente prova dell'elemento soggettivo del reato (dolo di calunnia), in quanto il ricorrente non avrebbe avuto consapevolezza che l'assegno denunciato fosse quello consegnato alla Robiz s.r.l., e la firma sul titolo sarebbe apocrifa; 3) vizio nella negazione delle attenuanti generiche, poiche' non sono state valutate adeguatamente la condotta processuale e successiva del BASELLI.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta e adeguata la motivazione della Corte d'appello che, dopo rinnovazione dell'istruttoria, ha analiticamente confutato le ragioni dell'assoluzione di primo grado e delineato un percorso argomentativo convincente. La Suprema Corte ha ritenuto plausibile e coerente la valutazione di merito circa la credibilita' delle testi (Balsamo, Armanti, Pedrini) e la conseguente inconsistenza della versione difensiva; ha confermato che la mancata firma dell'assegno o la sua presunta natura apocrifa non escludono il dolo di calunnia se risultano altri elementi di consapevolezza; ha inoltre dichiarato generica e infondata la doglianza sulle attenuanti generiche, confermando il giudizio di merito. Conseguentemente e' stata confermata la condanna a 1 anno e 4 mesi di reclusione e la condanna al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 368 cod. pen.

    Norma incriminatrice applicata al caso: la condotta di denuncia calunniosa e' stata ritenuta integrata dalla Corte d'appello e confermata dalla Corte di Cassazione alla luce degli elementi di prova raccolti, anche se l'assegno non recava la firma dell'imputato

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Motivazione del ricorso basata sul vizio di motivazione (mancanza, contraddittorieta', illogicita'): la Corte di Cassazione ha ritenuto infondati i rilievi, accolti i principi sulla necessita' di motivazione rafforzata da parte del giudice d'appello quando riforma l'assoluzione, ma giudicando che nel caso di specie la Corte territoriale ha adempiuto a tale obbligo con argomentazione analitica e coerente

Massime di principio

  • Quando la Corte d'appello riforma un'assoluzione e condanna l'imputato ha l'obbligo di fornire una motivazione rafforzata: deve esporre le linee del proprio ragionamento probatorio e confutare i punti decisivi della motivazione di primo grado
  • La valutazione di credibilita' delle testimonianze in appello, se analitica e priva di evidenti illogicita', e' insindacabile in sede di legittimita' salvo manifesta illogicita' o contraddittorieta'
  • L'assenza della firma dell'imputato su un titolo o l'apocrifia della sottoscrizione non esclude automaticamente il dolo di calunnia se sussistono altri elementi dai quali risulti la consapevolezza dell'imputato circa la reale destinazione o il reale utilizzo del titolo denunciato
  • Per ottenere l'attribuzione delle attenuanti generiche occorre fornire elementi concreti e specifici sulla personalita' e la condotta dell'imputato; censure generiche e non dettaglate sono normalmente inidonee a rovesciare la valutazione di merito
  • In sede di cassazione la mera riproposizione delle ragioni gia esaminate in appello senza indicare punti nuovi e specifici di illegittimita' o di erronea applicazione di diritto rende il motivo astratto e suscettibile di rigetto

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