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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33658/2023 del 01/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per tentata rapina aggravata in concorso. Il difensore ha censurato: 1) incompetenza territoriale (art. 8 c.4 c.p.p.), sostenendo che l'ultimo atto riferibile al prevenuto si era consumato a Cerignola e quindi la competenza spettava al Gip di Foggia; 2) insufficienza e vizio di motivazione circa la gravità indiziaria e la configurabilità della tentata rapina (art.56 c.p.), sostenendo che la condotta si era arrestata in mera ideazione e che le intercettazioni erano privi di valore indiziario; 3) vizio di motivazione circa l'esigenza cautelare (art.274 lett. c) c.p.p.), ritenendo apodittica la valutazione sul rischio di reiterazione; 4) vizio sull'adeguatezza della misura (art.275 c.p.p.), contestando che non si fossero valutate misure meno afflittive.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondata l'eccezione di incompetenza territoriale in quanto l'azione delittuosa è stata valutata unitariamente come sviluppatasi in due segmenti e la competenza non può essere frammentata secondo la sola partecipazione personale del prevenuto. Ha considerato generiche e aspecifiche le censure circa la gravità indiziaria e l'esigenza cautelare: l'ordinanza impugnata aveva analiticamente valutato le intercettazioni e gli elementi che delineano un piano delittuoso, e aveva motivato la necessità della custodia richiamando le modalità del fatto, la personalità del prevenuto (misure di prevenzione e precedenti) e l'impossibilità di misure meno afflittive. Condanna il ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende; rinvia gli adempimenti alla cancelleria ai sensi dell'art.94 disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020

    Autorizza la trattazione con contraddittorio esclusivamente cartolare; la Corte segnala che il procedimento è stato svolto ai sensi di tale disposizione.

  • art. 8, comma 4, cod.proc.pen.

    La Corte interpreta la norma in senso unitario: la competenza territoriale va individuata considerando l'unitarietà dell'azione delittuosa e non frammentando la competenza in relazione alla singola frazione temporale in cui un indagato ha agito.

  • art. 56 cod.pen.

    Il Collegio ha ritenuto che gli atti di monitoraggio, le intercettazioni e l'organizzazione emersa dagli elementi investigativi costituiscano indizi suscettibili di configurare la tentata rapina, e non mera ideazione, perché le condotte erano dirette e orientate alla consumazione del reato.

  • art. 274 lett. c) cod.proc.pen.

    La Corte ha condiviso la valutazione del Tribunale del riesame che ha ravvisato il pericolo di recidiva e la pericolosità sociale del prevenuto (prevenzione personale e precedenti) come giustificativi della custodia cautelare in carcere.

  • art. 275 cod.proc.pen.

    La motivazione sull'adeguatezza della misura è stata considerata congrua: il giudice ha spiegato perché misure meno afflittive non sarebbero idonee a neutralizzare il pericolo rilevato.

  • art. 94 disp. att. cod.proc.pen.

    Norma richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione; la Corte dispone l'invio degli atti per gli adempimenti previsti.

Massime di principio

  • La competenza territoriale va determinata guardando all'unitarietà dell'azione delittuosa complessiva; non sempre è decisiva la sola frazione temporale in cui un singolo indagato ha agito.
  • Per distinguere tra mera ideazione e tentativo conta la pluralità degli atti concreti diretti alla consumazione del reato (monitoraggi, organizzazione, ruoli dei partecipanti, intercettazioni contestuali); commenti o frasi isolate hanno scarso valore se non inseriti in un più ampio contesto probatorio.
  • Le intercettazioni e gli elementi investigativi devono essere valutati nel loro complesso e confrontati con le dichiarazioni del difensore: una motivazione dettagliata che spiega l'incompatibilità della versione difensiva rafforza la posizione cautelare.
  • La sussistenza dell'esigenza cautelare (art.274 c.p.p.) può essere fondata su elementi concreti relativi alla personalità dell'indagato (prevenzione personale, precedenti specifici) oltre che sulle modalità del fatto; in presenza di tali elementi la custodia può essere ritenuta proporzionata e necessaria.
  • Le censure generiche o aspecifiche sulla motivazione rischiano di essere dichiarate inammissibili: le impugnazioni devono confrontarsi puntualmente con le argomentazioni svolte dal giudice a sostegno della misura.
  • Quando si contesta l'adeguatezza della misura cautelare è essenziale proporre misure alternative concrete e dimostrare in che modo sarebbero idonee a neutralizzare il rischio rilevato dal giudice.

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