Cassazione Penale, Sentenza n. 8153/2024 del 26/02/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato il diniego di sostituzione della custodia cautelare in carcere con arresti domiciliari. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione poiché le dichiarazioni confessorie integrali non sarebbero state adeguatamente valutate, richiamava la concessione delle attenuanti generiche da parte del P.M. e del Tribunale, sosteneva che il luogo degli arresti domiciliari (abitazione dello zio ad Anzio, lontano da Catania) escludeva il pericolo di reiterazione e lamentava che non fosse stata considerata l applicazione del braccialetto elettronico.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il motivo perché la valutazione del Tribunale del riesame non è manifestamente illogica: sussistono gravi indizi di colpevolezza (confermati anche dalla condanna in primo grado), e le confessioni di Barbato sono state giudicate inidonee a superare la presunzione relativa prevista dall art. 275 comma 3 c.p.p. in caso di contestazione del reato associativo, poiché non hanno apportato elementi nuovi all istruttoria e contenevano anche dichiarazioni eteroaccusatorie. La mera lontananza geografica non è stata ritenuta dirimente, considerato il consolidato quadro di precedenti e la lunga attività di spaccio del ricorrente, che rende probabile la prosecuzione dell attivita anche lontano da Catania; rilevante anche la presenza di precedenti per evasione, che ha inciso sulla valutazione dell affidabilità e del rispetto delle prescrizioni. In definitiva il rigetto del ricorso è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Art. 74 per la contestazione del reato associativo in materia di stupefacenti e art. 73 per i reati di cui al decreto. La qualificazione associativa ha attivato la presunzione di pericolosità prevista dal codice di procedura penale
La Corte ha applicato la presunzione relativa secondo cui, in presenza di contestazione di reato associativo, le confessioni del detenuto non sono automaticamente sufficienti a escludere il pericolo di reiterazione se non apportano elementi concreti e non ridondanti rispetto all istruttoria
Norma relativa alle spese del giudizio di cassazione: il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali
Riferimento procedurale per gli adempimenti di cancelleria a seguito della pronuncia
Massime di principio
- In tema di reato associativo per stupefacenti le confessioni dell imputato non sono di per sé idonee a escludere il pericolo di reiterazione se non forniscono un apporto probatorio concreto e nuovo rispetto agli accertamenti già acquisiti.
- La mera distanza geografica del luogo in cui si svolgerebbero gli arresti domiciliari non è sufficiente a escludere il pericolo di recidiva o la necessità della misura carceraria; conta il complesso delle circostanze e il passato criminale dell imputato.
- Precedenti condanne, condotte reiterate e attività criminosa protratta nel tempo possono legittimare il mantenimento della custodia cautelare in carcere nonostante confessioni o richieste di misure alternative.
- La valutazione dell idoneità di misure meno afflittive come il braccialetto elettronico è rimessa al giudice cautelare e non è obbligatoria se gli elementi concreti indicano rischio di prosecuzione dell attivita criminosa o inaffidabilità al rispetto delle prescrizioni.
- In sede di legittimità non è consentito riformare valutazioni di merito non manifestamente illogiche o contraddittorie; il ricorso per cassazione può essere rigettato quando il giudizio del riesame risulti coerente e motivato.
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