Cassazione Penale, Sentenza n. 42485/2024 del 20/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso per cassazione, proposto dal difensore dell'imputata, deduceva: i) vizio di motivazione poiché in appello la difesa aveva specificamente contestato la responsabilità della ricorrente in relazione al reato di furto tentato indicato al capo 3) di rubrica e la Corte territoriale non avrebbe dato adeguata risposta a tale censura; ii) mancata applicazione della disciplina dell'attenuante del tentativo (art. 56 c.p.), rilevando che la condotta rientrava nella forma tentata; iii) violazione dell'art. 131‑bis c.p. (non punibilità per particolare tenuità del fatto), chiedendo il riconoscimento della causa di non punibilità.
La decisione
La Cassazione ha ritenuto il ricorso parzialmente fondato. Ha dichiarato infondati il secondo e il terzo motivo: la Corte d'appello aveva effettivamente riconosciuto l'ipotesi di tentativo ai sensi dell'art. 56 c.p. e aveva motivatamente negato la non punibilità ex art. 131‑bis c.p., tenendo conto dei precedenti specifici dell'imputata. Ha invece accolto il primo motivo perché la Corte territoriale non ha dato risposta specifica alla contestazione difensiva sulla responsabilità per il furto tentato al capo 3), arrivando anzi a una affermazione contraddittoria secondo cui la responsabilità "non è contestata". Di conseguenza la sentenza di appello è annullata limitatamente al reato di cui al capo 3) e si rinvia per nuovo giudizio su quel punto ad altra sezione della Corte d'appello di Torino; il ricorso è rigettato per il resto.
Norme richiamate
art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Norma processuale richiamata quale base formale per la specificazione dei motivi di ricorso; viene usata per descrivere l'ambito di deduzione dei motivi in cassazione
La Corte d'appello ha riconosciuto l'ipotesi di tentativo e la Cassazione ha ritenuto corretta tale qualificazione; il motivo che lamentava mancata applicazione dell'art. 56 è stato giudicato infondato
La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata negata dalla Corte territoriale in motivazione congrua, tenuto conto dei precedenti specifici dell'imputata; la Cassazione ha ritenuto corretta tale valutazione
Massime di principio
- La Corte d'appello deve rispondere puntualmente a ogni censura specifica sollevata dalla difesa: la mancata risposta costituisce motivo idoneo all'annullamento e al rinvio.
- Se dai fatti emerge una condotta nella forma tentata, l'applicazione dell'art. 56 c.p. deve essere espressamente valutata e motivata; il suo riconoscimento o esclusione deve risultare chiaramente dalla motivazione.
- La non punibilità ex art. 131‑bis c.p. può essere esclusa con motivazione adeguata, soprattutto quando emergono precedenti specifici che giustificano il diniego; la Cassazione verifica la congruità di tale motivazione.
- La Corte di Cassazione può pronunciarsi disponendo l'annullamento parziale della sentenza impugnata e il rinvio per nuovo giudizio soltanto sulle parti viziate, lasciando ferme le statuizioni correttamente motivate.
- In appello e in cassazione è essenziale evitare affermazioni contraddittorie (es. che una responsabilità "non è contestata" quando in realtà lo è), perché tali contraddizioni pregiudicano la validità della motivazione.
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