Cassazione Penale, Sentenza n. 32040/2022 del 31/08/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale della libertà di Milano dell'8/11/2021 che aveva confermato la custodia domiciliare nei confronti del ricorrente per il reato di detenzione ai fini di spaccio (art. 110 c.p. e art. 73 T.U. stupefacenti) relativa al rinvenimento di 24 kg di hashish. Il ricorrente denunciava: incompetenza territoriale (sosteneva che parte della condotta era avvenuta a Verderio, Lecco, quindi competenza del Tribunale di Lecco); vizi e omissioni nelle intercettazioni telefoniche (mancata trasmissione di verbali/registrazioni, uso di intercettazioni acquisite in altro procedimento, violazione dell'art. 270 c.p.p.); vizio di motivazione sulle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione fondato solo sui precedenti penali) e carenza dei gravi indizi di colpevolezza (assenza di contatti diretti con persone chiave e rilievo di riscontri contraddittori). Chiedeva l'annullamento dell'ordinanza impugnata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per rinuncia dello stesso ricorrente, risultante da dichiarazione sottoscritta (21 marzo 2022). Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento della somma di euro 500,00 in favore della Cassa delle ammende e al pagamento delle spese processuali, ai sensi degli artt. 591 comma 1 lettera d) e 616 c.p.p. Non è stata esaminata nel merito la fondatezza delle censure sostanziali presentate nel ricorso, per effetto della rinuncia.
Norme richiamate
Indica il concorso di persone nel reato: norma materiale richiamata per la tipologia del reato contestato (concorso nei reati di detenzione e spaccio).
art. 73 T.U. stupefacenti
Norma sostanziale che disciplina la detenzione ai fini di spaccio; la misura cautelare è stata applicata in relazione alla contestazione di detenzione di ingente quantità di hashish (24 kg).
Criterio di competenza per territorio (luogo in cui è avvenuta la condotta o una sua parte): il ricorrente sosteneva che parte della condotta fosse avvenuta in provincia di Lecco, con conseguente incompetenza del giudice di Milano.
Disciplina l'iscrizione della notizia di reato e la separazione dei procedimenti; il ricorrente ha richiamato la separazione operata dal PM e l'assenza di collegamento tra notizie di reato come motivo di incompetenza e di non connessione.
Norma che limita l'uso delle intercettazioni e ne regola l'utilizzabilità; il ricorrente ha contestato l'eluso divieto di utilizzare intercettazioni originate in altro procedimento senza presupposti e la mancata trasmissione degli atti autorizzativi.
Obbligo di formazione e trasmissione del verbale delle registrazioni: la difesa ha eccepito la mancata trasmissione dei verbali di registrazione e dei decreti autorizzativi al giudice, con possibile inutilizzabilità delle intercettazioni.
Regole sulla trasmissione degli atti al giudice e sulla valutazione delle intercettazioni in sede cautelare; il ricorrente contestava l'assenza di trasmissione completa degli atti al riesame e la mancata motivazione su specifiche eccezioni.
Disciplina degli elementi che possono costituire indizi e del loro apprezzamento; il ricorrente deduceva vizio di motivazione sui gravi indizi di colpevolezza e sul riscontro degli stessi.
Prevede l'inammissibilità del ricorso quando il ricorrente abbia rinunciato al gravame; la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tale rinuncia.
Consente l'irrogazione di somme da versare in favore della Cassa delle ammende a carico del ricorrente quando il ricorso è dichiarato inammissibile o improcedibile; applicata la sanzione pecuniaria di 500 euro.
Massime di principio
- La rinuncia esplicita e sottoscritta al ricorso determina l'inammissibilità dello stesso (art. 591 c.p.p.) e impedisce l'esame del merito: in tali casi la Corte dichiara inammissibile il ricorso e può irrogare somme a titolo di ammenda e condannare alle spese.
- Le eccezioni di incompetenza territoriale devono essere tempestive e motivate con riferimento ai criteri di cui agli artt. 8-9 c.p.p.; la semplice indicazione di un luogo dove sarebbe avvenuta una parte della condotta richiede prova o indicazioni concrete per spostare la competenza.
- L'utilizzabilità delle intercettazioni richiede la corretta formazione e trasmissione dei relativi verbali e dei provvedimenti autorizzativi (art. 268 e 270 c.p.p.); la loro mancata o carente trasmissione può determinare l'inutilizzabilità degli atti intercettivi in sede cautelare o di merito.
- Nella valutazione delle esigenze cautelari il giudice deve motivare il pericolo di reiterazione in termini concreti e attuali, non limitandosi a richiamare esclusivamente i precedenti penali del soggetto: serve un apprezzamento concreto della pericolosità attuale.
- Le censure relative alla carenza di gravi indizi esigono che il ricorrente evidenzi elementi idonei a mettere in dubbio i riscontri probatori; tuttavia, se il procedimento viene dichiarato inammissibile per rinuncia, tali questioni non vengono esaminate nel merito.
- Se vi è separazione di procedimenti o iscrizioni distinte (art. 335 c.p.p.), occorre valutare la sussistenza di collegamento/connessione delle notizie di reato per determinare correttamente la competenza e la possibilità di utilizzare atti tra procedimenti.
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