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Cassazione Penale, Ordinanza n. 28376/2025 del 04/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso è stato proposto nell'interesse di un imputato contro la sentenza della Corte d'appello di Milano del 29 gennaio 2025. Il ricorrente deduceva l'errata applicazione degli artt. 132 e 133 c.p. in relazione al trattamento sanzionatorio, censurando l'aumento di pena applicato dalla Corte di merito a seguito del riconoscimento della continuazione con fatti già definiti con sentenza del Tribunale di Milano del 17 marzo 2023, relativi ai reati ex artt. 5 e 8 d.lgs. n. 74 del 2000. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile perché l'aumento di pena era contenuto in misura minima, pari a due mesi per ciascuno dei due reati, e quindi conforme ai criteri di cui all'art. 133 c.p. e ai limiti dell'art. 81 c.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la censura sul quantum dell'aumento per la continuazione fosse manifestamente infondata, trattandosi di un incremento minimo di due mesi per ciascuno dei due reati, compatibile con i parametri legali di commisurazione della pena e con i limiti della disciplina del reato continuato. Conseguentemente, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende, non ravvisando assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 132 c.p.

    Richiamato come parametro per la determinazione discrezionale della pena, ma la censura è stata ritenuta infondata perché l'aumento applicato era minimo e coerente con i criteri legali.

  • art. 133 c.p.

    Usato come criterio di commisurazione della pena; l'aumento di due mesi per ciascun reato è stato ritenuto rispettoso dei parametri indicati dalla norma.

  • art. 81 c.p.

    Richiamato quale limite della disciplina della continuazione; l'aumento per i reati unificati è stato giudicato certamente contenuto entro tali limiti.

  • art. 5 d.lgs. n. 74 del 2000

    Indicazione dei reati-fine già definitivamente giudicati con precedente sentenza e posti a base del riconoscimento della continuazione.

  • art. 8 d.lgs. n. 74 del 2000

    Indicazione di altro reato già giudicato in precedenza e compreso nel vincolo della continuazione.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma applicata per la condanna del ricorrente alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende a seguito dell'inammissibilità.

Massime di principio

  • La doglianza sulla determinazione dell'aumento di pena per continuazione è inammissibile quando l'incremento applicato in appello è minimo e risulta comunque coerente con i criteri di commisurazione della pena e con i limiti dell'art. 81 c.p.
  • In sede di legittimità, la censura sull'uso degli artt. 132 e 133 c.p. non può tradursi in una mera contestazione del quantum della pena se il giudice di merito ha contenuto l'aumento in misura modesta e logicamente giustificata.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e, salvo assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContinuazione
RamiProcesso penaleReati tributari
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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