Cassazione Civile, Sentenza n. 37038/2021 del 26/11/2021
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti, tutti vigili urbani in servizio presso il Comune di Pomigliano d'Arco, avevano chiesto il risarcimento del danno biologico per la maggiore usura psicofisica derivante dall'essere stati impiegati per sette giorni consecutivi (compresa la domenica) nel periodo 2002-2012 senza fruire del riposo settimanale. La domanda lamentava la violazione del diritto al riposo e chiedeva il ristoro del danno connesso a tale modalità di impiego.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la sentenza della Corte d'appello. Ha ritenuto inammissibile il primo motivo (sull'ultrapetizione) e ha condiviso l'orientamento della giurisprudenza secondo cui la disciplina collettiva (CCNL) già contempera la maggiore penosità del lavoro turnista: la fattispecie è stata ricondotta all'art. 22 del CCNL (ritardo nella fruizione della pausa di riposo) la cui maggiorazione ha funzione compensativa. Di conseguenza la pretesa risarcitoria è stata ritenuta infondata in assenza della prova di un danno specifico e ulteriore rispetto alla usura psicofisica pacificamente prevista e compensata dal contratto collettivo. Il ricorso è stato quindi rigettato e i ricorrenti condannati alle spese di giudizio.
Norme richiamate
art. 24 CCNL per il comparto Autonomie locali (14.7.2000)
Riferita come norma prevista per la retribuzione in servizi continuativi/turni; la Corte territoriale ha ritenuto che la pronuncia di primo grado avesse riconosciuto un compenso retributivo ex art.24 non richiesto dai ricorrenti (ultrapetitum). La Corte di Cassazione ha seguito l'orientamento che distingue art.24 da art.22 e non ha ritenuto applicabile il riconoscimento generalizzato di risarcimento ex art.24 senza specifica domanda e prova del danno.
art. 22 CCNL per il comparto Autonomie locali (14.7.2000)
La giurisprudenza della Cassazione riconduce il ritardo nella fruizione del riposo settimanale alla disciplina dell'art.22, la quale prevede una maggiorazione di carattere compensativo: tale maggiorazione è intesa come ristoro contrattuale della penosità e non come autonoma base per il risarcimento del danno biologico, salvo prova di un danno specifico aggiuntivo.
Invocato dai ricorrenti per censurare la motivazione e l'eventuale ultravpetizione; la Corte ha ritenuto il motivo inammissibile, affermando che non sussiste il travisamento degli elementi decisivi ai fini del giudizio.
art. 36 Cost.
Richiamato dai ricorrenti in ordine ai principi su lavoro e riposo; la Corte ha ritenuto che i principi costituzionali non siano stati violati alla luce della disciplina contrattuale che già contempla tutele e compensazioni per il lavoro turnista.
Invocato per i poteri del datore di lavoro e le modalità di impiego; la Corte ha considerato che la regolazione contrattuale e la mancanza di prova di un danno specifico impediscono il riconoscimento di un autonomo risarcimento per la mera usura psicofisica.
art. 23, comma 8-bis D.L. 28 ottobre 2020 n. 137, convertito con legge 18 dicembre 2020 n. 176
Norma menzionata in relazione al deposito delle conclusioni scritte del Procuratore Generale; di natura processuale/amministrativa e priva di impatto sul merito sostanziale della controversia.
art. 13, co.1 quater d.P.R. n. 115/2002
Norma richiamata in punto di contributo unificato e formalità di processo: la Corte dà atto dell'obbligo di versamento ulteriore del contributo unificato da parte del ricorrente.
Massime di principio
- Quando il rapporto di lavoro è disciplinato da un contratto collettivo che prevede maggiorazioni o compensazioni per lavoro in turni o per il mancato riposo settimanale, il giudice tende a considerare tali tutele come compensative della penosità e non automaticamente ricomprensive di un risarcimento per danno biologico; per ottenere risarcimento è necessaria la prova di un danno specifico e ulteriore rispetto a quanto già compensato contrattualmente.
- Le domande in giudizio devono essere formulate con precisione: il riconoscimento di una voce retributiva o di un compenso non può essere accordato se non è stato espressamente chiesto (rischio di ultravpetitum). È quindi importante instaurare e motivare la domanda sulla base della norma contrattuale o civile ritenuta applicabile.
- La giurisprudenza distingue tra le diverse norme del CCNL (es. art.22 vs art.24) e il quadro interpretativo consolidato può escludere la rilevanza autonoma di pretese risarcitorie quando il contratto collettivo già prevede meccanismi compensativi; pertanto, nella valutazione della fattispecie occorre verificare quale disposizione contrattuale sia realmente applicabile.
- I ricorrenti che invocano danni biologici o usura psicofisica devono allegare e provare il nesso causale tra le condizioni di lavoro e il danno sanitario/dinamico richiesto (perizia, referti, consulenze tecniche), altrimenti la richiesta è destinata a essere rigettata in presenza di una regolazione contrattuale che già compensa la penosità.
- I profili costituzionali sul diritto al riposo vanno valutati insieme alla normativa collettiva: il richiamo ai principi costituzionali non è di per sé sufficiente a ottenere un risarcimento se il contratto collettivo disciplina la materia e se non è provato un danno concreto e specifico.
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