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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14721/2022 del 14/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per violazione di legge in relazione alla configurabilità del reato di abuso d'ufficio (art. 323 c.p.), per mancanza dell'elemento soggettivo/oggettivo relativo allo "svolgimento della funzione". Si censura che la condotta contestata all'intraneus (Bettazzi) — aver accettato incarichi di consulenza presso ASM in violazione dell'art. 78, comma 5, d.lgs. n. 267/2000 — non sia stata posta in essere nell'esercizio delle sue funzioni pubbliche ma come attività di privato, sicché la violazione della norma di incompatibilità non integra automaticamente l'abuso d'ufficio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste. Ha ritenuto che il reato di abuso d'ufficio richiede che l'abuso si realizzi "nello svolgimento delle funzioni o del servizio" e mediante l'esercizio di poteri pubblici. Nel caso concreto la condotta contestata (assunzione dell'incarico di consulenza) era stata compiuta dal consigliere comunale nella veste di privato e non attraverso l'esercizio di poteri pubblici; la mera violazione dell'art. 78 d.lgs. 267/2000 può rilevare per effetti di invalidità/amministrativi, ma non integra il reato di cui all'art. 323 c.p.

Norme richiamate

  • art. 323 cod. pen.

    Il reato di abuso d'ufficio richiede che l'abuso sia realizzato "nello svolgimento delle funzioni o del servizio": è necessario un concreto utilizzo del potere pubblico attribuito all'agente; la mera qualità di pubblico ufficiale o la violazione di norme di incompatibilità non è sufficiente di per sé a integrare il reato.

  • art. 78, comma 5, d.lgs. n. 267/2000

    Norma di incompatibilità destinata a prevenire conflitti di interesse e a tutelare imparzialità e buona amministrazione; la sua violazione può determinare effetti di invalidità dell'incarico/consulenza e rilievi amministrativi o civili, ma non costituisce automaticamente abuso d'ufficio se l'attività è svolta al di fuori dell'esercizio delle funzioni pubbliche.

Massime di principio

  • Per configurare l'abuso d'ufficio è necessario dimostrare che l'atto illecito sia stato posto in essere tramite l'esercizio di poteri pubblici o nello svolgimento della funzione; la semplice posizione di pubblico ufficiale non basta.
  • La violazione di disposizioni di incompatibilità/combattimento dei conflitti di interesse (es. art. 78 d.lgs. 267/2000) può comportare invalidità amministrative o responsabilità civili/disciplinari, ma non sempre rileva penalmente come abuso d'ufficio.
  • Occorre valutare il nesso causale tra l'uso della carica e il vantaggio illegittimo: se il vantaggio è ottenuto senza alcun utilizzo di poteri o attività funzionali, prevale la non punibilità per abuso d'ufficio.
  • In ipotesi analoghe il giudice deve esaminare se l'agente ha agito come privato o come titolare di poteri pubblici e se si è servito di atti o uffici per realizzare l'illecito.
  • Per l'azione penale è necessario raccogliere prove che attestino l'impiego effettivo del potere pubblico (es. decisioni, atti amministrativi, influenze sull'ente) per procurare il vantaggio; l'assenza di tali elementi orienta verso l'esclusione del reato.
  • Gli illeciti derivanti da conflitti di interesse vanno dunque valutati su piani distinti: amministrativo/disciplinare/civile da un lato, penale (abuso) dall'altro, con criteri di imputazione più stringenti per quest'ultimo.

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