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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1915/2024 del 16/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha revocato l'affidamento in prova terapeutico (concessione del 23/03/2022) per avere il ricorrente detenuto stupefacente (4 g di cocaina trovati addosso suddivisi in due involucri; bilancino di precisione e 93,5 g di mannite rinvenuti in casa) ritenuti indicativi di attività di spaccio. Il difensore ha criticato la decisione per mancanza del "quid pluris" richiesto dalla giurisprudenza (cioè una valutazione prognostica che giustifichi la revoca oltre la mera violazione), per mancata acquisizione delle relazioni SERT e UEPE, per presunzione illegittima di spaccio e per non avere adeguatamente considerato le spiegazioni del ricorrente (sostanza per uso personale; mannite per esigenze del cane).

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittima la valutazione del Tribunale di sorveglianza che ha qualificato l'episodio come "grave infrazione" idonea a compromettere la prognosi favorevole dell'affidamento in prova: la cocaina era divisa in due involucri e in casa erano presenti bilancino e ingente quantitativo di mannite, elementi sintomatici, a giudizio del Tribunale, di destinazione allo spaccio. La Corte ha considerato adeguata e logica la motivazione del Tribunale e ha confermato che la revoca è potuta essere adottata in ragione dell'incompatibilità del fatto con la prosecuzione della misura. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.P.R. 09 ottobre 1990, n. 309, art. 94

    Disciplina dell'affidamento in prova (terapeutico) per tossicodipendenti; la revoca può intervenire quando violazioni e fatti concreti rendono incompatibile la prosecuzione della misura rispetto alla sua finalità terapeutica, fermo restando l'onere di motivazione del giudice

  • legge 26 luglio 1975, n. 354, artt. 47 e 51-ter

    Norme sull'esecuzione penale e sulle misure alternative: richiamano il potere del Tribunale di sorveglianza di valutare la compatibilità della misura con l'esecuzione e di revocarla se le condotte del condannato ne compromettono l'efficacia; il giudizio è discrezionale ma richiede motivazione logica ed esauriente

Massime di principio

  • La revoca dell'affidamento terapeutico non è automatica per ogni violazione: il giudice deve valutare se la violazione costituisce, in concreto, fatto incompatibile con la prosecuzione della misura (quid pluris).
  • La presenza di elementi oggettivi tipici dello spaccio (sostanza suddivisa in involucri, bilancino di precisione, sostanze da taglio in quantità significativa) è idonea a giustificare la revoca, anche se la sostanza è in parte rinvenuta presso il domicilio.
  • L'onere motivazionale grava sul Tribunale di sorveglianza: deve spiegare perché le condotte rendono vana la prognosi positiva e l'obiettivo terapeutico dell'affidamento.
  • In difesa, è importante produrre documentazione clinica e trattamentale (relazioni SERT, UEPE, certificazioni terapeutiche) e spiegazioni credibili riguardo alla destinazione della sostanza per contrastare la presunzione di spaccio.
  • L'elezione di domicilio presso il difensore non esclude che il Tribunale consideri inefficace tale elezione se prove incriminanti sono state rinvenute nell'effettiva abitazione del condannato.
  • L'assunzione di stupefacenti durante il trattamento può essere considerata in certa misura "fisiologica", ma non è automatica causa di mantenimento della misura: la gravità, il contesto e gli elementi accessori determinano l'esito.
  • Chi impugna una revoca dovrebbe evidenziare specifici elementi che smentiscano il giudizio prognostico negativo (es. continuità terapeutica effettiva, risultati analitici, programmi di riabilitazione in corso e valutazioni degli operatori).

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