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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19983/2023 del 11/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Firenze che, riformando l'assoluzione del Tribunale di Grosseto, lo aveva dichiarato colpevole del reato ascritto (capo a, art. 337 c.p.). Il ricorrente deduceva: 1) violazione dell'art. 603, comma 3-bis, c.p.p. per presunta diversa interpretazione del compendio dichiarativo decisivo alla base della condanna; 2) vizio cumulativo della motivazione per mancata "motivazione rafforzata" in relazione all'elemento psicologico, lamentando che non era stata dimostrata la finalità oppositiva o impeditiva delle intemperanze verso l'appuntato intervenuto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come complessivamente infondato. Ha ritenuto corretta la riforma operata dalla Corte d'appello, che aveva ritenuto erroneo l'assunto della prima sentenza circa la natura dell'intervento del militare e aveva valutato diversamente lo stesso materiale probatorio senza necessità di rinnovare le prove dichiarative. Ha inoltre considerato generico il secondo motivo relativo alla motivazione rafforzata, confermando che le espressioni minacciose erano rivolte all'appuntato intervenuto per sedare il diverbio e dunque attestate gli elementi richiesti per la fattispecie contestata. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 603, comma 3-bis, cod. proc. pen.

    Applicato nel senso che il giudice d'appello, investito dell'impugnazione del pubblico ministero e riformando l'assoluzione pronunciata in rito abbreviato, non è obbligato a rinnovare la prova dichiarativa quando non siano messe in discussione la credibilità dei testi o il contenuto delle loro deposizioni e la riforma si fondi su diversa valutazione dello stesso materiale probatorio.

  • art. 337 cod. pen.

    La norma è stata richiamata quale titolo di reato contestato e applicata per ritenere integrata la fattispecie nella forma descritta dalla Corte d'appello (con riferimento alle espressioni minacciose rivolte al militare intervenuto).

  • Sez. 5, n. 53415 del 18/06/2018 (Rv. 274593) - orientamento giurisprudenziale

    Precedente richiamato per il principio che l'appello del pubblico ministero può determinare una diversa valutazione del materiale probatorio acquisito in primo grado senza obbligo di rinnovazione quando non siano contestati credibilità o contenuto delle dichiarazioni.

Massime di principio

  • Se l'appello è proposto dal pubblico ministero contro un'assoluzione pronunciata in rito abbreviato, il giudice d'appello può riformare la decisione basandosi su diversa valutazione del medesimo materiale probatorio senza dover rinnovare automaticamente le dichiarazioni, purché non sia messa in dubbio la credibilità o il contenuto delle testimonianze.
  • Per far valere in cassazione vizi di motivazione è necessario formulare censure specifiche e puntuali; deduzioni generiche sulla carenza di "motivazione rafforzata" sono spesso insufficienti.
  • La riforma di un'assoluzione che si fonda su una diversa interpretazione dei fatti è ammissibile: il giudice d'appello può ritenere che l'intervento di un pubblico ufficiale o militare fosse finalizzato all'ufficio anche quando il primo giudice lo avesse escluso.
  • Nel giudizio di cassazione è cruciale dimostrare l'esistenza di un errore di diritto o di una manifesta illogicità/mancanza della motivazione; la semplice alternativa interpretativa fra giudici di merito non basta.
  • In caso di rigetto del ricorso, il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali.

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