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Cassazione Penale, Ordinanza n. 20806/2026 del 05/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La sentenza di legittimità riguarda il ricorso proposto nell'interesse di una imputata, condannata in appello per un fatto di sottrazione di merce in esercizio commerciale, con contestazione anche della recidiva. Nel ricorso si deduceva: 1) vizio di motivazione per mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p.; 2) vizio di motivazione in relazione alla recidiva, ritenuta applicata in modo non adeguatamente motivato. La Corte rileva inoltre che le conclusioni scritte sull'ammissione al patrocinio a spese dello Stato sono pervenute tardivamente.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo non consentito perché meramente reiterativo di doglianze già dedotte in appello e già disattese con motivazione ritenuta congrua; ha ritenuto il secondo motivo inammissibile perché manifestamente infondato, osservando che la sentenza impugnata aveva correttamente motivato sia sull'esclusione della particolare tenuità del fatto sia sulla recidiva, valorizzando precedenti penali, recidiva reiterata, pluralità di condanne per reati della stessa indole e il concreto disvalore delle modalità del fatto. Conseguentemente, ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende. Le conclusioni sul patrocinio a spese dello Stato sono state considerate tardive.

Norme richiamate

  • art. 131-bis c.p.

    La particolare tenuità del fatto richiede una valutazione dell'offesa alla luce dei criteri dell'art. 133, comma primo, c.p.; il giudice non deve esaminare tutti gli elementi astrattamente rilevanti, ma può limitarsi a quelli ritenuti significativi, purché la motivazione sia congrua.

  • art. 133 c.p.

    I parametri di commisurazione della pena e di valutazione della gravità del fatto rilevano anche nel giudizio sulla particolare tenuità dell'offesa e nella verifica della recidiva.

  • art. 611, comma 1, c.p.p.

    Le conclusioni depositate oltre il termine sono tardive e non possono essere utilmente considerate.

Massime di principio

  • La doglianza di legittimità che ripropone pedissequamente questioni già dedotte in appello e già esaminate in modo esaustivo è inammissibile, se non introduce specifici vizi della motivazione di secondo grado.
  • Ai fini dell'applicazione dell'art. 131-bis c.p., il giudice deve effettuare una valutazione complessiva dell'offesa secondo i criteri dell'art. 133, comma primo, c.p., senza necessità di confrontarsi analiticamente con tutti gli indici normativi, purché indichi quelli ritenuti decisivi.
  • L'esclusione della particolare tenuità del fatto può essere legittimamente fondata su precedenti penali significativi, sulla recidiva reiterata e sulle concrete modalità esecutive del fatto, quando tali elementi esprimano una spiccata attitudine criminale.
  • La recidiva è correttamente motivata quando il giudice accerta che il nuovo fatto sia concretamente significativo rispetto ai precedenti e denoti una maggiore colpevolezza e pericolosità, alla luce della natura e della distanza temporale dei precedenti e dei parametri dell'art. 133 c.p.
  • Nel giudizio di cassazione, atti o conclusioni depositati oltre il termine previsto non possono essere presi in considerazione.

Come è indicizzato

MaterieCause di non punibilitàCircostanze del reatoPena e commisurazioneImpugnazioni
RamiParte generale
IstitutiRecidivaParticolare tenuità del fatto

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