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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48893/2022 del 22/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna per il reato di cui all'art. 495 c.p.; il ricorrente deduce vizi di motivazione in relazione al riconoscimento della recidiva reiterata, contestando che la Corte non avrebbe adeguatamente valutato la relazione tra i precedenti penali e il reato in esame e che avrebbero utilizzato, per il computo del distanziamento temporale, la data della condotta (2008) anziché la data di consumazione del reato (2005). Il ricorrente sostiene quindi che il parametro temporale renderebbe non espressivo il precedente.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di legittimità ha ritenuto che la Corte territoriale avesse correttamente indicato che l'ultimo precedente era stato commesso nel 2005 (quattro anni prima del reato contestato) e, soprattutto, che esso faceva parte di una lunga serie di reati dell'imputato, alcuni caratterizzati da fraudolenza, rendendo pertanto il precedente rilevante e l'attuale reato espressivo della reiterazione. La Corte ha ritenuto che la decisione ha risposto alle censure portate in appello e che le doglianze del ricorrente fossero generiche e manifestamente infondate. Conseguentemente è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 495 c.p.

    Norma relativa al reato per cui è stato condannato l'imputato; la Corte ha confermato la condanna per tale fattispecie.

  • art. 616 c.p.p.

    Applicata per disporre le conseguenze della declaratoria di inammissibilità (condanna alle spese processuali e somma da versare alla cassa delle ammende).

Massime di principio

  • Per la valutazione della recidiva reiterata occorre verificare non soltanto il mero intervallo temporale tra precedenti e reato attuale, ma anche la natura e la continuità della condotta: una serie di reati analoghi o caratterizzati dalla medesima fraudolenza può rendere espressivo anche un precedente temporalmente distante.
  • La Corte d'appello deve esplicitare le ragioni per cui ritiene i precedenti rilevanti rispetto al reato contestato; tuttavia, se dal decisum risulta un'adeguata motivazione (anche collegando la natura fraudolenta dei precedenti al reato attuale), le censure che non si confrontano specificamente con tale motivazione possono essere considerate generiche e manifestamente infondate.
  • Nelle impugnazioni in Cassazione è essenziale indicare con chiarezza i punti specifici di illegittimità o vizio motivazionale; argomentazioni generiche sul disallineamento temporale o sulle modalità di computo senza focalizzare l'errore concreto sono destinate all'inammissibilità.
  • La data rilevante per la comparazione dei precedenti può richiedere attenzione fattuale (data di consumazione vs data della condotta), ma la rilevanza finale dipende dall'insieme probatorio e dalla valutazione della continuità del comportamento criminoso.
  • In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese e a una somma alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; pertanto, valutare attentamente la fondatezza dell'impugnazione prima di proporla.

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