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Cassazione Civile, Ordinanza n. 40577/2021 del 17/12/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (proprietari)

La controversia

La controversia nasce da una domanda di accertamento proposta da due proprietari confinanti per ottenere, con riferimento a una striscia di terreno larga 4 metri lungo un canale, la declaratoria di proprietà della stessa in capo a uno di essi ovvero, in subordine, l’accertamento di una servitù di passaggio a favore dei loro immobili; in ulteriore subordine chiedevano il rilascio dello spazio libero, l’arretramento della recinzione e il risarcimento dei danni. Il tribunale aveva ritenuto che la striscia fosse di proprietà dei convenuti e che su di essa gravasse una servitù di passaggio pedonale e carrabile costituita convenzionalmente in un atto divisionale del 1945. In appello i soccombenti contestavano soprattutto la nullità/inutilizzabilità della CTU per uso di documenti non prodotti tempestivamente, negavano l’esistenza della servitù di passo e, in subordine, la sua carrabilità, censurando anche le spese. I resistenti chiedevano il rigetto e, in via subordinata, sostenevano l’acquisto per usucapione della servitù carrabile o, ancora, la comproprietà della striscia. In cassazione i ricorrenti deducevano, con il primo motivo, violazione degli artt. 1058, 1062, 1065, 1158 e 1161 c.c. oltre a omesso esame di fatto decisivo, sostenendo che l’atto divisionale del 1945 non costituiva una servitù di passo ma prevedeva soltanto la creazione futura di una strada privata/vicinaIe, senza individuare con certezza fondo servente, fondo dominante e contenuto del peso; con il secondo motivo lamentavano, in via subordinata, che non potesse comunque ritenersi provata una servitù carrabile o un acquisto per usucapione, poiché l’esistenza di un tracciato non basta a dimostrare la destinazione al servizio del fondo dominante.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendo che la Corte d’appello avesse erroneamente qualificato come costituzione di una servitù prediale una clausola dell’atto divisionale del 1945 che, secondo il corretto inquadramento, descriveva piuttosto un accordo per la futura creazione di una strada vicinale privata. La Corte ha richiamato il principio secondo cui la costituzione negoziale di una servitù richiede la chiara desumibilità dal titolo di tutti gli elementi costitutivi del diritto reale, e non basta il generico riferimento a uno spazio destinato a strada comune o al vantaggio di più fondi. Il secondo motivo è stato dichiarato assorbito. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Genova, che dovrà riesaminare il merito alla luce dei principi affermati e provvedere anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Norme richiamate

  • art. 1058 c.c.

    Per la costituzione convenzionale di una servitù è necessario che dal titolo risultino o siano desumibili con certezza gli elementi essenziali del diritto reale, tra cui fondo servente, fondo dominante e contenuto del peso.

  • art. 1062 c.c.

    Richiamato dai ricorrenti in tema di servitù; la Corte nega che la fattispecie possa essere ricondotta a costituzione di servitù sulla base della sola clausola negoziale esaminata.

  • art. 1065 c.c.

    Richiamato dai ricorrenti in tema di contenuto ed esercizio della servitù; la Corte ribadisce che occorre distinguere tra servitù prediale e mera pattuizione per la futura realizzazione di una strada.

  • art. 1158 c.c.

    Richiamato dai ricorrenti per l’ipotesi di usucapione; il motivo subordinato resta assorbito, ma la Corte osserva che il mero tracciato non basta a provare la servitù se non emerge la destinazione al servizio del fondo dominante.

  • art. 1161 c.c.

    Richiamato dai ricorrenti nel complesso del secondo motivo; non viene affrontato nel merito perché il motivo è assorbito.

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    Usato come parametro del vizio di violazione di legge denunciato in cassazione.

  • art. 360 n. 5 c.p.c.

    Usato come parametro dell’omesso esame di fatto decisivo denunciato in cassazione.

  • art. 184 c.p.c.

    Richiamato nella contestazione sulla CTU per l’asserita acquisizione di documenti oltre il termine di produzione; la censura non è accolta perché non decisiva ai fini della soluzione finale.

Massime di principio

  • La costituzione convenzionale di una servitù prediale richiede che il titolo consenta di individuare, in modo espresso o comunque inequivoco, il fondo servente, il fondo dominante e la natura del peso imposto; in mancanza, non può presumersi la volontà di costituire un diritto reale limitato.
  • Una clausola inserita in un atto divisionale che preveda il mantenimento di uno spazio da destinare a strada privata o vicinale può integrare, al più, un accordo per la futura realizzazione e disciplina di una strada comune, ma non equivale automaticamente alla costituzione di una servitù di passaggio.
  • Ai fini dell’accertamento di una servitù per usucapione o della sua natura carrabile, non è sufficiente l’esistenza di un percorso materiale sul fondo altrui: occorre la prova che quel tracciato sia stato effettivamente esercitato come utilità stabile e specifica del fondo dominante.
  • Nel giudizio di legittimità, la censura sulla qualificazione giuridica del titolo è fondata quando il giudice di merito attribuisca a una clausola contrattuale un significato incompatibile con la sua struttura e con gli elementi essenziali richiesti per il diritto reale invocato.

Come è indicizzato

MaterieServitùProveImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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