Cassazione Penale, Sentenza n. 34855/2023 del 11/08/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso la sentenza della Corte d'appello di Roma che aveva confermato la condanna per usura aggravata (art. 644 c.p., comma 5 n.3). La difesa articolava quattro censure principali: 1) manifesta illogicita della motivazione sulla configurabilita del reato di usura, sostenendo l'assenza di pattuizioni usurarie e l'inconsistenza delle dichiarazioni della persona offesa, nonche incertezze sul valore degli orologi e dei beni dati in corrispettivo; 2) contraddittorieta e manifesta illogicita relativamente all'aggravante dello stato di bisogno, lamentando l'omessa valutazione di documenti che proverebbero la capacita reddituale della persona offesa (visure camerali, cariche sociali) e quindi l'inesistenza dello stato di bisogno; 3) omessa motivazione sul momento consumativo del reato, con riflessi sul termine di prescrizione (contrasto tra dichiarazioni della persona offesa sull'ultimo pagamento: ottobre 2009 versus maggio 2014); 4) vizio di motivazione e violazione degli artt. 192 e 546 c.p.p. riguardo al calcolo del tasso usurario indicato in 120% annuo e alla discrepanza tra dichiarazioni investigative e dibattimentali. La difesa ha inoltre fatto presente questioni procedurali relative all'astensione dalle udienze e alla sospensione dei termini di prescrizione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Motivi principali: i mezzi di censura riproducevano deduzioni gia vagliate e respinte nei giudizi di merito; la valutazione della credibilita della persona offesa e degli elementi di riscontro era congrua, con riferimento all'assenza di moventi di risentimento, alle dichiarazioni di terzi e alle circostanze oggettive (segnalazione alla Centrale dei rischi, liquidazione dell'azienda di famiglia, testimonianze delle figlie). E' stata ritenuta corretta la ricostruzione dell'aggravante dello stato di bisogno sulla base di elementi dichiarativi e obiettivi, nonche la conclusione che la misura degli interessi praticati (1000 euro mensili su 10.000, cioe 10% mensile e 120% annuo) indicava pattuizione usuraria. La valutazione del valore degli orologi e di altri beni come corrispettivo e' stata considerata supportata da elementi (indicazione di marche e stima del Monte dei Pegni). Quanto al momento consumativo, la censura e' priva di interesse poiche, anche assumendo la tesi difensiva, l'aggravante rende comunque non estinto il reato per prescrizione entro il giudizio di legittimita. Conseguentemente il ricorso e' stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 a favore della Cassa per le ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 644 cod. pen., comma 5 n. 3
Il reato di usura e' ritenuto integrato; la circostanza aggravante prevista dal comma 5 n.3 (stato di bisogno della vittima) e' stata ritenuta sussistente sulla base di elementi dichiarativi e obiettivi, contribuendo alla conferma della responsabilita penale.
Richiamato in relazione all'affidabilita delle dichiarazioni della persona offesa; la Corte conferma che, pur non applicandosi integralmente le regole per i testimoni, le dichiarazioni della persona offesa possono fondare la condanna se sottoposte a verifica piu penetrante e motivate adeguatamente.
Richiamato come norma processuale pertinente alle questioni relative alla prova e alla motivazione della sentenza impugnata; la Cassazione ha ritenuto sufficientemente motivata la valutazione delle prove da parte dei giudici di merito.
Applicata per la condanna alle spese e per il pagamento all'Erario (Cassa per le ammende) a fronte dell'inammissibilita del ricorso.
Giurisprudenza richiamata (Sez.2, n. 43278 del 24/09/2015 e Sez.2, n. 21993 del 03/03/2017)
Principi consolidati secondo cui le dichiarazioni della persona offesa possono da sole sorreggere la condanna se adeguatamente verificate e motivate; inoltre, l'entita degli interessi praticati puo' contribuire a far ragionevole presumere lo stato di bisogno della vittima.
Massime di principio
- Le dichiarazioni della persona offesa possono, se valutate con piu penetrante verifica e adeguata motivazione, costituire base sufficiente per la condanna anche in assenza di molteplici riscontri documentali.
- L'aggravante dello stato di bisogno puo' essere desunta non solo da dichiarazioni ma da elementi oggettivi e convergenti (assenza di reddito, segnalazioni alla Centrale dei rischi, liquidazione aziendale, testimonianze familiari).
- La semplice qualifica formale di 'prestanome' o la detenzione di cariche societarie non prova automaticamente un reddito effettivo; occorre valutare il contesto temporale e l'effettiva disponibilita di mezzi.
- La determinazione del tasso usurario puo' essere ricavata dalla pattuizione concreta (es. interessi mensili indicati) e dalla prova delle modalita di corresponsione, anche se parte del corrispettivo e' stato dato in beni anziche in denaro, purché vi siano elementi che consentano la loro valutazione.
- Le questioni sulla data dell'ultimo pagamento rilevano ai fini della prescrizione, ma la presenza di aggravanti puo' incidere notevolmente sul computo del termine e rendere la censura priva di interesse se la prescrizione non e' comunque maturata.
- I ricorsi che ripropongono censure gia esaminate e motivate in sede di merito rischiano l'inammissibilita: e' necessario proporre nuovi elementi o errori di diritto non gia esaminati.
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