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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38917/2025 del 02/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Messina che aveva confermato la condanna per minaccia, lesioni e tentata estorsione ai danni di Enrico Natale Parafioriti. Il ricorso per cassazione articolava tre motivi: (1) omessa motivazione sulla richiesta di accertamento peritale circa la capacità dell'imputato di partecipare coscientemente al processo; (2) mancata assoluzione per mancanza di imputabilità per vizio totale di mente (artt. 85 e 88 c.p.); (3) mancata riqualificazione del reato di tentata estorsione in tentata truffa aggravata e omessa applicazione della messa alla prova (art. 168-bis c.p. e art. 464-bis c.p.p.).

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi, rilevando che alcuni motivi erano ripetitivi e generici. I primi due motivi (capacità e imputabilità) sono stati ritenuti in parte ripetitivi rispetto alle doglianze già esaminate in appello e privi della specificità richiesta dall'art. 581 c.p.p.; la mancata richiesta di una nuova perizia non è considerata motivo decisivo di cassazione quando la sentenza di merito ha adeguatamente valutato le perizie già versate in atti (si richiamano valutazioni concordi dei consulenti e la perizia che aveva escluso l'incapacità di partecipare coscientemente). Il terzo motivo (riqualificazione in truffa e messa alla prova) è stato ritenuto generico e privo di interesse, essendo il punto già inammissibile in appello. Conseguenze: dichiarazione di inammissibilità del ricorso; condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    lett. b) ed e) (violazione di legge e vizio di motivazione)

    Norma richiamata come parametro per i vizi dedotti: la Cassazione ha ritenuto i motivi manifestamente infondati o carenti di specificità, quindi inammissibili ai sensi di questa norma

  • art. 85 cod. pen.

    capacità di intendere e di volere

    Richiamato dalla difesa per sostenere la non imputabilità; la Corte ha valutato che le perizie versate dimostravano capacità sufficiente al momento del fatto

  • art. 88 cod. pen.

    esclusione della punibilità per vizio totale di mente

    Invocato come causa di esclusione di imputabilità; la Corte lo ha ritenuto infondato alla luce delle risultanze peritali

  • art. 168-bis cod. pen.

    Richiesto dalla difesa come alternativa alla prosecuzione del processo; la Corte ha ritenuto la relativa doglianza generica e senza interesse vista la mancata specificità in appello

  • art. 464-bis cod. proc. pen.

    definizione del processo con messa alla prova

    Richiesta di applicazione non adeguatamente motivata e già priva di specificità in sede di appello, per cui non ha dato luogo a rilievo in Cassazione

  • art. 581 cod. proc. pen.

    lett. c) (specificità dei motivi)

    La Corte ha richiamato il requisito della specificità per i motivi di impugnazione e ha ritenuto manchevole il ricorso quando esso riproduceva senza novità le doglianze già esaminate

  • art. 591 cod. proc. pen.

    lett. c) e comma 4 (regole di ammissibilità dell'appello e loro rilevabilità d'ufficio)

    Richiamata per sottolineare che motivi d'appello generici o inammissibili non possono poi fondare un utile ricorso in Cassazione

  • art. 495 cod. proc. pen.

    co. 2 (prove a discarico e decisività)

    Usata per spiegare che la mancata esecuzione di una perizia non costituisce prova decisiva contestabile in Cassazione se la perizia non è mezzo di prova a disposizione delle parti

  • art. 616 cod. proc. pen.

    condanna per spese e ammende in caso di inammissibilità per colpa

    Applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e a euro 3.000 alla cassa delle ammende per i profili di colpa che hanno determinato l'inammissibilità

Massime di principio

  • I motivi di ricorso per cassazione devono essere specifici e contenere argomentazione critica nuova rispetto a quanto già esaminato in primo e secondo grado; la mera ripetizione di doglianze è inammissibile.
  • La cosiddetta "doppia conforme" (sentenze di primo e secondo grado che motivano con criteri concordi) rafforza la tenuta della decisione in Cassazione: il giudice di legittimità limita il suo esame e spesso dichiara inammissibili motivi generici o ripetitivi.
  • La mancata richiesta o esecuzione di una nuova perizia non è automaticamente motivo decisivo in Cassazione: la perizia è un mezzo di prova discrezionale e non sempre rientra nelle prove decisive impugnabili ai sensi dell'art. 495 c.p.p.
  • Le eccezioni di vizio di imputabilità (es. art. 85 e 88 c.p.) richiedono puntuali riferimenti probatori e argomentazioni tecniche specifiche; in mancanza la Cassazione può ritenere il motivo generico e infondato.
  • Le richieste di riqualificazione del reato o di applicazione di istituti alternativi (es. messa alla prova) devono essere formulate con precisione e fondate su elementi di fatto dimostrabili; se erano già inammissibili in appello, non potranno sostenere un ricorso per cassazione.
  • Ricorrere in Cassazione senza adeguata specificità e senza prospettare un utile risultato di rinvio può comportare non solo il rigetto ma anche condanne alle spese e ammende per colpa processuale.

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