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Cassazione Penale, Ordinanza n. 01610/2025 del 14/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica accusa)

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza della Corte di appello che, in sede esecutiva, aveva respinto la richiesta di riconoscimento della continuazione tra più fatti-reato già giudicati con sentenze diverse. Con l'unico motivo deduceva, in sostanza, che la vicinanza temporale tra alcuni reati e il fatto che egli fosse stato anche imputato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti d'auto deporrebbero per l'esistenza di un medesimo disegno criminoso. La Corte di cassazione rileva però che il motivo è generico e non specificamente rivolto contro la valutazione del giudice dell'esecuzione, il quale aveva escluso la continuazione valorizzando la distanza temporale tra i fatti e la mancanza di indicatori concreti di una volizione unitaria; inoltre osserva che la contestazione ex art. 416 c.p. richiamata dal ricorrente non può fondare il vizio, poiché per tale reato vi era stata assoluzione e, comunque, la sua data di decorrenza era successiva alla commissione di quasi tutti i fatti oggetto dell'istanza.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto non manifestamente illogica la motivazione dell'ordinanza impugnata, che aveva escluso la continuazione sulla base della distanza temporale tra i reati e dell'assenza di concreti indici di un programma criminoso unitario già esistente al momento del primo reato. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416 c.p.

    La mera contestazione, e comunque la successiva assoluzione, dal reato associativo non è di per sé idonea a dimostrare l'esistenza di un medesimo disegno criminoso tra più reati, soprattutto se la permanenza dell'associazione decorre da data successiva a quella della maggior parte dei fatti oggetto di continuazione.

  • art. 81 c.p.

    Richiamato implicitamente in tema di continuazione e medesimo disegno criminoso; il riconoscimento richiede concreti indicatori di programmazione unitaria già al momento del primo reato.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di ricorso dichiarato inammissibile, il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva richiede una verifica rigorosa di concreti indici sintomatici della volizione unitaria: omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, causali, sistematicità e abitudini di vita, oltre alla prova che, al momento del primo reato, i successivi fossero già programmati almeno nelle linee essenziali.
  • La sola vicinanza temporale tra alcuni reati non basta a fondare la continuazione se i fatti risultano, per il resto, frutto di determinazioni estemporanee e non di un programma criminoso originario.
  • Chi deduce in cassazione il vizio dell'ordinanza che nega la continuazione deve censurare specificamente la ratio decidendi del provvedimento impugnato; una critica generica o indiretta non è sufficiente.
  • La precedente o contestuale imputazione per associazione per delinquere non dimostra automaticamente l'unicità del disegno criminoso, specie se il ricorrente è stato assolto da tale contestazione o la relativa permanenza inizia dopo la commissione dei fatti per cui si chiede la continuazione.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContinuazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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