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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12748/2025 del 02/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato su due motivi: 1) violazione dell'art. 63 c.p.p. con richiesta di dichiarare inutilizzabili le dichiarazioni rese in una conversazione confidenziale con l'appuntato Cozzolino e, per derivazione, le dichiarazioni de relato del luogotenente Errante; la ricorrente sostiene che tali dichiarazioni sono autoaccusatorie e sono state acquisite senza le garanzie previste dall'art. 63 c.p.p.; 2) vizio di qualificazione giuridica: la difesa chiede la riqualificazione dei fatti, sostenendo che la condotta dovrebbe rientrare nelle fattispecie degli artt. 346 o 346-bis c.p. (violazioni relative al traffico di influenze illecite o ad altre fattispecie) e quindi la non punibilità della ricorrente, deducendo che mancava un'effettiva induzione da parte del pubblico ufficiale, che Urban non aveva poteri di interferenza sulla verifica fiscale, che non vi furono incontri significativi oltre a visite di cortesia e che non esistono prove di pagamenti effettuati dalla ricorrente.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. Corte di cassazione ha ritenuto il primo motivo inammissibile e manifestamente infondato: l'art. 63 c.p.p. non si applica alle dichiarazioni rese in via confidenziale a soggetti che, al momento, non svolgevano funzioni di polizia giudiziaria né si trovavano inseriti in un procedimento penale; la giurisprudenza esclude il divieto di utilizzabilità per dichiarazioni fuori dal contesto procedimentale. Il secondo motivo è stato ritenuto infondato: la Corte ha confermato la qualificazione del fatto come induzione indebita ai sensi dell'art. 319-quater c.p., rilevando l'abuso della qualità da parte del pubblico ufficiale Urban (con mediazione di Binacchi), la sovrapponibilità temporale degli incontri e delle visite di Urban ai militari che effettuavano la verifica, gli elementi di riscontro rappresentati dalle dichiarazioni di Cozzolino e dai messaggi rinvenuti nei telefoni sequestrati, nonché la somma di denaro pari a 30.000 euro indicata nelle dichiarazioni. La sentenza ha altresì escluso la riconducibilità dei fatti a traffico di influenze o a millantato credito. Segue condanna della ricorrente alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 63 codice di procedura penale

    La Corte ha interpretato la norma come applicabile solo alle dichiarazioni rese davanti all'autorità giudiziaria, alla polizia giudiziaria o al difensore nell'ambito del procedimento; le dichiarazioni confidenziali rese a soggetti estranei al contesto procedimentale non rientrano nel divieto di utilizzabilità previsto dall'art. 63 c.p.p.

  • art. 319-quater cod. pen.

    La norma sul delitto di induzione indebita è stata applicata riconoscendo la condotta di persuasione/pressione non totalmente costrittiva del pubblico ufficiale, integrata dall'abuso della qualità e dall'accordo finalizzato a ottenere un vantaggio indebito tramite interventi a favore della ricorrente; la Corte ha ritenuto sufficienti le prove della promessa/da- zione di utilità e dell'influenza nell'ambito di competenza o di influenza dell'ufficio.

  • art. 346 cod. pen.

    Richiamato dalla difesa per la riqualificazione del fatto, è stato escluso dalla Corte perché la condotta valutata non rientrava nella fattispecie invocata; la Corte ha ritenuto prevalente la configurazione di induzione indebita.

  • art. 346-bis cod. pen.

    Analogamente all'art. 346, la Corte ha escluso la configurabilità del reato di traffico di influenze illecite nella versione invocata dalla difesa, ritenendo che gli elementi fattuali (accordo, somme, ripetuti contatti e interferenze) fossero più compatibili con l'induzione indebita e con l'abuso della qualità del pubblico ufficiale.

Massime di principio

  • L'art. 63 c.p.p. tutela le dichiarazioni rese nel contesto procedimentale: dichiarazioni confidenziali rese a soggetti estranei alla polizia giudiziaria o al procedimento sono normalmente utilizzabili in giudizio.
  • Per il reato di induzione indebita (art. 319-quater) è sufficiente una condotta di persuasione o pressione che lasci al soggetto un margine di autodeterminazione; non è necessario l'assoggettamento totale tipico della concussione.
  • L'abuso della qualifica del pubblico ufficiale può consistere nella prospettazione o nella spendita di poteri di influenza anche su atti formalmente estranei alle competenze specifiche, purché tali atteggiamenti inducano nel privato la percezione di rischio o vantaggio collegato al comportamento richiesto.
  • Elementi di prova come pagamenti, incontri ripetuti, messaggi e la coincidenza temporale tra contatti e atti amministrativi sono elementi rilevanti e possono consolidare la ricostruzione fattuale a favore dell'accusa.
  • Le censure generiche e non confrontate criticamente con la motivazione della sentenza impugnata rischiano di essere dichiarate inammissibili; i ricorsi devono affrontare specificamente gli argomenti decisivi esposti dalla corte territoriale.
  • La differenziazione tra concussione, induzione indebita, traffico di influenze e millantato credito dipende da valutazioni sulla pressione esercitata, sulla concreta disponibilità di poteri e sulla natura dellaccordo; in casi analoghi occorre ricostruire con precisione i ruoli, le interferenze e l'effettiva percezione dell'utilità da parte del pubblico ufficiale.

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