Cassazione Penale, Sentenza n. 26018/2023 del 16/06/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Chiofalo ha impugnato la condanna per il reato di cui all'art. 660 cod. pen. (molestie/ petulanza telefonica) pronunciata dal Tribunale di Ravenna per ripetute chiamate telefoniche effettuate dalla società di recupero crediti di cui era legale rappresentante. Il ricorrente ha dedotto: erronea applicazione della norma; liceità dei contatti telefonici nell'attività di recupero crediti e conformità a circolari ministeriali, al Codice di condotta UNIREC e alle prescrizioni del Garante della privacy; travisamento della prova con riferimento ai tabulati e alle deposizioni (sostenendo che molte chiamate non furono risposte e il numero giornaliero non fosse elevato); omessa valutazione e travisamento di documentazione aziendale (policy interna, adesione al Codice di condotta) che dimostrerebbe che eventuali violazioni sarebbero attribuibili ad iniziative autonome degli operatori e non a strategia aziendale riconducibile al legale rappresentante.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso parzialmente fondato. Ha dichiarato inammissibili i motivi 2, 3 e 4 (che chiedevano rivalutazioni testimoniali e travisamenti non adeguatamente specificati in sede di legittimità). Ha invece accolto, nei limiti indicati, i motivi 1 e 5 perché il Tribunale di primo grado non ha adeguatamente valutato e motivato la documentazione prodotta dalla difesa attestante l'esistenza di una policy aziendale e le modalità organizzative volte a prevenire abusi, non approfondendo se la responsabilità dell'imputato dovesse essere esclusa o esclusivamente rimessa all'autonoma iniziativa degli operatori. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata e rinviata per nuovo giudizio, con assegnazione del processo al Tribunale monocratico competente in diversa persona fisica, affinché si riesamini in particolare la rilevanza della documentazione di compliance aziendale e l'attribuzione di responsabilità al legale rappresentante; resta impregiudicata la valutazione degli altri elementi di prova. Va inoltre riesaminata la richiesta di liquidazione delle spese formulata dalla parte civile.
Norme richiamate
Norma incriminatrice delle molestie/petulanza; la Corte conferma che integra il reato non solo il messaggio udito ma ogni messaggio percepibile (anche non risposto) idoneo a ledere la tranquillità del destinatario
Norma che disciplina i motivi del ricorso per cassazione; la Corte ha dichiarato inammissibili motivi che non erano specifici né autosufficienti
art. 192, comma 3, cod. proc. pen.
Richiamata nella valutazione delle dichiarazioni; la Corte ribadisce che le regole dell'art. 192/3 non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa, le quali possono da sole fondare la condanna se adeguatamente motivate
Richiamato per il principio che la produzione di documenti è ammissibile fino all'inizio della discussione e che l'introduzione in udienza di nuova documentazione può richiedere integrazione probatoria da parte del giudice
Circolare del Ministero degli Interni 20 dicembre 2021
Riferimento normativo/operativo richiamato dalle parti su modalità lecite di rintraccio del debitore; la Corte non lo ha ritenuto di per sé idoneo ad escludere la valutazione di petulanza senza che il giudice esamini le modalità concrete di contatto
Codice della condotta per i processi di gestione e tutela del credito (UNIREC e associazioni consumatori)
Documento di settore prodotto dalla difesa per dimostrare limiti operativi e comportamentali; la Corte ha ritenuto che la prova documentale sulla policy aziendale dovesse essere valutata e motivata dal giudice di merito
Provvedimenti del Garante per la protezione dei dati personali (2005)
Richiamati dalla difesa in tema di liceità dei trattamenti e delle ricerche di recapiti; utili al quadro normativo ma non automatici esimenti dalla responsabilità penale senza valutazione fattuale
Massime di principio
- Telefonate ripetute finalizzate al recupero crediti possono integrare il reato di petulanza ai sensi dell'art. 660 anche se molte chiamate non vengono effettivamente risposte, quando risultino idonee a turbare la tranquillità del destinatario.
- La responsabilità del legale rappresentante per condotte degli operatori può essere riconosciuta anche a titolo di colpa se emerge una strategia aziendale o carenze organizzative che favoriscono comportamenti illeciti; d'altro canto, documentate policy di compliance devono essere concretamente valutate dal giudice prima di attribuire responsabilità personale.
- La produzione documentale depositata prima della discussione è ammissibile e il giudice di merito deve motivare sul suo rilievo; l'eventuale necessità di integrazione probatoria deve essere gestita nel contraddittorio in primo grado.
- In sede di legittimità è limitata la rilettura delle testimonianze e delle valutazioni di attendibilità: la Cassazione non riqualifica i fatti salvo vizi di motivazione o manifesta illogicità; vanno puntualmente indicati e trascritti gli atti che si assumono travisati.
- Le dichiarazioni della persona offesa possono da sole fondare una condanna se il giudice di merito fornisce adeguata motivazione sulla credibilità soggettiva e l'attendibilità intrinseca della testimonianza.
- Chi agisce nel settore del recupero crediti dovrebbe adottare e documentare procedure di controllo e compliance (limiti di contatto, registrazione attività, gestione reclami) per potersi difendere efficacemente in caso di contestazioni penali.
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