Cassazione Penale, Sentenza n. 21604/2024 del 30/05/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno proposto due motivi principali: 1) violazione dell'art. 640-bis cod. pen. (censita come inosservanza del principio di ragionevolezza temporale) e difetto di motivazione rispetto ai singoli cespiti confiscati: sostengono che la Corte non ha correttamente determinato un intervallo temporale ragionevole tra l'epoca della pericolosità/reato e gli acquisti, non ha valutato lo stato di incensuratezza e l'assenza di propensione a reati analoghi del condannato, ha utilizzato medie di reddito riferite a periodi non pertinenti e ha fatto ricorso a congetture per giustificare l'illiceità delle risorse. 2) violazione dell'art. 12-sexies d.l. n. 306/1992 e vizio di motivazione in ordine allo squilibrio patrimoniale: lamentano che non si è tenuto conto dei finanziamenti leciti ottenuti per l'acquisto dei beni, della sostenibilità degli oneri, delle modalità di acquisto da parte di terzi e che la confisca avrebbe assunto carattere punitivo, eccedendo il valore dell'arricchimento criminoso.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi. Ha confermato l'ordinanza della Corte d'Appello di Bologna che aveva disposto la confisca allargata di numerosi beni (società, partecipazioni, ditte, immobili, mobili registrati, rapporti finanziari) formalmente intestati al condannato e a familiari. La Corte ha ritenuto corretta l'applicazione dell'art. 240-bis cod. pen. e dei principi di giurisprudenza sul criterio della "ragionevolezza temporale", ha posto a base della decisione l'epoca di manifestazione della pericolosità (2004-febbraio 2018) già accertata con sentenza irrevocabile, ha valutato la sproporzione patrimoniale rispetto ai redditi dichiarati del nucleo familiare, ha tenuto conto dei numerosi trasferimenti di denaro fra familiari (47 trasferimenti per complessivi 759.044,66 euro) e dei finanziamenti alla societa Nuova Quattro Emme s.r.l., nonché dell'assenza, da parte dei ricorrenti, di documentazione idonea a giustificare la provenienza lecita delle risorse. In sintesi la confisca è stata ritenuta legittima e adeguatamente motivata.
Norme richiamate
Disciplina la confisca "allargata" per condannati per taluni reati (tra cui l'art. 416-bis): presunzione relativa di accumulazione illecita se il valore dei beni è sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati/attività; prevede anche la confisca di beni di terzi se il reo ne ha la disponibilità e, quando non sia possibile, la confisca di beni di valore equivalente.
Delitto di associazione di tipo mafioso, inserito nel catalogo dei reati che giustificano l'applicazione della confisca prevista dall'art. 240-bis come "reato-spia" che legittima la presunzione di accumulazione illecita.
art. 12-sexies D.L. n. 306 del 1992 (norma antecedente)
Norma originaria della confisca allargata cui l'art. 240-bis è in parte ricondotta: principio di confisca per sproporzione tra patrimonio e redditi, storicamente richiamato per i casi di prevenzione antimafia.
d.lgs. 1 marzo 2018 n. 21 e legge n. 103/2017
Interventi normativi che hanno riformulato l'istituto della confisca allargata e ne hanno dato attuazione legislativa, ricondotto nell'assetto codicistico (art. 240-bis).
art. 667 comma 4 c.p.p. e art. 183-quater disp. att. c.p.p.
Norme procedurali richiamate nel procedimento esecutivo per l'applicazione della confisca allargata; disciplinano profili procedurali e attuativi.
Giurisprudenza consolidata (Sez. U. e varie sezioni: criterio della "ragionevolezza temporale")
Principio giurisprudenziale che limita l'ambito della confisca allargata: l'acquisto dei beni non deve essere così distante nel tempo dall'epoca del "reato-spia" da rendere irragionevole la presunzione di illiceità; valutazione ancorata alle caratteristiche del caso concreto e al grado di pericolosità sociale del fatto.
Massime di principio
- Per il condannato, una volta provata la sproporzione tra patrimonio e redditi dichiarati, opera una presunzione relativa di accumulazione illecita: l'onere di allegare e provare la legittima provenienza dei beni grava sul condannato.
- Per i terzi formalmente intestatari non opera tale presunzione: tocca all'accusa dimostrare che l'intestazione sia fittizia e che il bene fosse in realtà nella disponibilità del condannato, anche mediante elementi indiziari quali sproporzione tra reddito e valore del bene, trasferimenti interni al nucleo familiare e deleghe/significative cointeressenze economiche.
- Il criterio della "ragionevolezza temporale" limita la confisca: beni acquistati molto prima o molto dopo il periodo di pericolosità possono essere esclusi a meno che non emergano elementi che provino il reimpiego di risorse illecite o la riconducibilità temporale e sostanziale alle attività del condannato.
- Documentazione e allegazioni specifiche e verificabili (contratti, prove di finanziamenti leciti, provenienza dei capitali, flussi bancari) sono decisive per superare la presunzione; controdeduzioni generiche o non comprovate difficilmente contrastano la prova offerta dall'accusa.
- In giudizi esecutivi la valutazione della sproporzione può essere fatta sul complesso degli elementi (anche cumulativi) e sul nucleo familiare, se emerga un centro unico di interessi economici; frequenti trasferimenti di denaro tra familiari e apporti a società riconducibili al condannato rafforzano l'ipotesi della disponibilità effettiva da parte del reo.
- La confisca allargata non richiede dimostrazione che il bene sia il provento diretto del reato-spia, ma richiede adeguata motivazione sulla sproporzione e un equilibrio tra finalità preventiva e tutela dei diritti di proprietà, orientato dal principio di ragionevolezza.
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