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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3395/2023 del 26/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Palermo del 10/6/2022 che aveva annullato, limitatamente al capo 5, l'ordinanza cautelare del GIP del 13/5/2022 che aveva disposto la custodia in carcere. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione: (1) il Tribunale avrebbe omesso di confrontarsi con le deduzioni difensive e avrebbe interpretato illegittimamente elementi indiziari come rafforzativi del ruolo apicale e del supporto all'associazione mafiosa; (2) mancata prova della gravità indiziaria rispetto ai capi 3 e 4: per il capo 3 si contestava la deduzione apodittica della qualità di mandante basata su incontri nel bar e comunicazioni di contenuto non specificato; per il capo 4 si contestava la qualificazione dell'assunzione come fittizia e l'interpretazione come minaccia della richiesta di favore, lamentando l'omesso esame delle difese.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha ritenuto manifestamente infondata la doglianza, confermando la valutazione del Tribunale circa la perdurante adesione associativa e il ruolo apicale del ricorrente, desunta dagli incontri abituali e dalle conversazioni con sodali anche dopo la condanna del 2011. Sul secondo motivo ha ritenuto che le critiche logico-fattuali alla gravità indiziaria non possono trovare ingresso in sede di legittimità, ritenendo incensurabili le valutazioni del Tribunale relative al ruolo di mandante nel capo 3 (fatte salve le espressioni del presunto esecutore, la sequenza di incontri e la percezione della vittima) e alla percezione della vittima come posta di fronte a una imposizione nel capo 4. Condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende; ordine di adempimenti di cancelleria ai sensi dell'art. 94 disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Usata per inquadrare il reato di associazione mafiosa; la Corte ha ritenuto rilevante la precedente condanna ai sensi di tale norma e gli elementi investigativi successivi per confermare la perdurante adesione e il ruolo apicale del ricorrente.

  • art. 56 cod. pen.

    Citando l'articolo insieme ad altri, la contestazione ha riguardato forme di concorso o partecipazione al reato; la sentenza lo include nell'insieme normativo usato per descrivere le imputazioni dei capi 3 e 4.

  • art. 99 cod. pen.

    Parte della formulazione delle accuse in concorso; interpretato nel contesto come norma richiamata per la determinazione della responsabilità per i reati contestati in concorso.

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato in relazione al concorso di persone nel reato; la Corte ha ritenuto fondati gli elementi che collegano il ricorrente agli altri partecipanti e all'esecuzione delle condotte contestate.

  • art. 629 cod. pen.

    Inserito nell'elencazione delle fattispecie contestate ai capi; interpretazione ricavata dal testo: norma riferita alla specifica fattispecie penalmente rilevante contestata, considerata nel valutare la gravità indiziaria.

  • art. 628, comma 3, n. 3 cod. pen.

    Citando l'aggravante prevista dalla norma, la valutazione del Tribunale e della Cassazione prende in considerazione le modalità e le conseguenze del fatto contestato per definire la gravità indiziaria.

  • d.l. n. 137/2020 art. 23, comma 8

    Norma emergenziale richiamata per legittimare la trattazione del procedimento in forma cartolare (decisione basata sugli atti scritti senza trattazione orale).

  • d.l. 23 luglio 2021, n. 105 art. 7

    Ulteriore norma emergenziale che consente il procedimento cartolare in materia penale; qui citata per motivare la modalità di trattazione del ricorso.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione (formalità previste dopo la declaratoria di inammissibilità).

Massime di principio

  • La Cassazione è molto limitata nell'esame del merito fattuale: critiche generiche alla valutazione degli indizi o alla motivazione del giudice di merito sono spesso inammissibili; occorre indicare profili di diritto specifici o vizi logico-giuridici manifesti per sperare in un accoglimento.
  • In materia di misure cautelari per reati associativi, la presenza di precedenti specifici (es. condanna per associazione mafiosa) unita a incontri abituali e a conversazioni rilevanti può legittimare la valutazione della gravità indiziaria e del ruolo apicale anche in sede di riesame.
  • Per impugnare con efficacia decisioni che confermano la gravità indiziaria è necessario un confronto puntuale con gli elementi probatori indicati dal giudice (es. contenuti delle conversazioni, sequenza temporale degli incontri, reazioni della vittima), non limitandosi ad affermazioni generiche di non prova.
  • Le contestazioni che riguardano esclusivamente l'apprezzamento delle prove o delle credenze soggettive della vittima difficilmente superano il filtro della legittimità, salvo evidenziare contraddizioni o illogicità manifeste nella motivazione del giudice di merito.
  • Quando un ricorso viene dichiarato inammissibile, il ricorrente può essere condannato alle spese e a somme a favore della Cassa delle ammende; dunque valutare attentamente le possibilità di successo prima di proporre ricorso.

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