Cassazione Penale, Sentenza n. 19217/2022 del 16/05/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza della Corte d'appello che aveva dichiarato inammissibile per tardività il suo appello avverso la condanna a 1 anno di reclusione per diffamazione (art. 57 c.p. in relazione agli artt. 595, comma terzo c.p., e 13 legge n. 47/1948). In cassazione ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sostenendo che, benché l'appello fosse tardivo, il giudice distrettuale avrebbe dovuto rilevare comunque: (a) l'esistenza di una causa di nullità assoluta attinente alla "vocatio in ius" idonea a provocare la rescissione del giudicato; (b) la sopravvenuta illegittimità della pena detentiva per i reati di diffamazione, in relazione a una pronuncia della Corte costituzionale (la difesa aveva chiesto rinvio in attesa della decisione costituzionale).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto incontrovertibile la tardività dell'appello (termine di 45 giorni decorrente dalla motivazione depositata, scaduto il 26/01/2019, mentre l'appello era stato proposto il 06/03/2019) e ha richiamato la giurisprudenza delle Sezioni Unite secondo cui l'impugnazione tardiva è inidonea sin dall'origine a instaurare un valido rapporto processuale: si forma il giudicato sostanziale e il giudice dell'impugnazione è limitato a constatare la tardività. Per tali ragioni la Corte non ha potuto esaminare le censure sulla nullità della vocatio in ius né sull'illegittimità della pena (quest'ultima eventualmente rimessa al giudice dell'esecuzione). Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e al versamento di euro 3.000,00 a favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Norma indicante la pena applicata. Usata per contestualizzare il reato per cui è stata inflitta la condanna impugnata.
art. 595, comma terzo cod. pen.
Riferimento alla fattispecie di diffamazione aggravata; contestazione penale alla base della condanna impugnata.
Norma collegata alla disciplina della stampa/diffamazione invocata nel capo di imputazione.
art. 544, comma 3, cod. proc. pen.
Stabilisce l'indicazione del termine di 90 giorni per il deposito della motivazione della sentenza; da tale deposito decorre il termine per proporre impugnazione, rilevato in motivazione per calcolare la tardività.
art. 591, comma 4, cod. proc. pen.
Richiamato nella giurisprudenza per spiegare l'effetto della declaratoria di inammissibilità e la regolamentazione dei casi di pendenza del processo; la Corte osserva che l'inammissibilità evita l'inutile prosecuzione del processo di impugnazione.
Giurisprudenza di legittimità (Sez. Unite, es. Butera e altre)
Sez. U. n. 47766 del 26/06/2015, Butera; Sez. U. n. 32 del 22/11/2000; Sez. U. n. 33040 del 26/02/2015; Sez. U. n. 15 del 30/06/1999
Principio consolidato secondo cui l'impugnazione tardiva è un atto inidoneo sin dall'origine a instaurare un valido rapporto processuale; si tratta di un "simulacro" di gravame che non permette al giudice dell'impugnazione di esaminare nel merito nullità o profili che incidono sul giudicato sostanziale.
Massime di principio
- Un'appello proposto oltre il termine di legge è in genere inammissibile e il giudice dell'impugnazione si limita a constatarne la tardività senza entrare nel merito delle censure sostanziali.
- La tardività trasforma il giudicato sostanziale in giudicato formale, rendendo l'impugnazione incapace di instaurare un valido rapporto processuale: questioni come nullità assolute o sopravvenuta illegittimità della pena non possono essere decise dal giudice dell'impugnazione su un atto tardivo.
- Questioni relative all'illegittimità della pena emersa successivamente (es. per declaratoria di incostituzionalità) sono, salvo eccezioni, rimesse al giudice dell'esecuzione o a rimedi specifici (es. istanza di riparazione, istanza di riesame in sede esecutiva), e non possono essere poste per la prima volta tramite un appello tardivo.
- Se si prevede una pronuncia costituzionale rilevante per la sorte del processo, è importante proporre tempestivamente i rimedi disponibili (impugnazione nei termini, istanza di sospensione o rinvio) piuttosto che attendere la decisione: la tempestività resta essenziale per preservare la possibilità di revisione del giudicato.
- In situazioni simili, valutare alternative al rimedio impugnatorio tardivo: segnalare la nullità al giudice dell'esecuzione, proporre istanze incidentali nei termini, o verificare la fattibilità di altri rimedi straordinari (revisione, ricorso per ingiustizia, istanza di riapertura) a seconda del caso concreto.
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