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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27196/2025 del 24/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Catanzaro (09/01/2025) per il reato indicato in sentenza come estorsione aggravata ex art. 416-bis, comma 1 c.p.. Il ricorso in Cassazione era articolato in due motivi: (1) vizio di legge e di motivazione sulla sussistenza della gravità indiziaria rispetto al concorso in estorsione aggravata, con specifiche censure sull'attendibilità dell'individuazione fotografica resa da Fortunato Aniello e sulla valutazione dei riscontri costituiti dalle s.i.t. e dalle intercettazioni; (2) violazione di legge e vizio di motivazione in ordine all'attualità delle esigenze cautelari e, comunque, sulla scelta della misura applicata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per rinuncia all'impugnazione tempestivamente comunicata dall'indagato (atto pervenuto il 19/05/2025 dall'ufficio matricola della casa circondariale dell'Aquila). In conseguenza della dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in favore della cassa delle ammende (operativo: euro 1.000, come indicato nel dispositivo). La Corte ha inoltre disposto che non deriva dalla pronuncia la remissione in libertà dell'indagato e ha ordinato alla Cancelleria gli adempimenti previsti dall'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 416-bis, comma 1, c.p.

    Norma richiamata per indicare il titolo di reato contestato (nella sentenza è indicata come riferimento normativo per l'aggravante); dal testo non emerge una specifica interpretazione giuridica della norma, trattandosi di richiamo al capo di imputazione.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Utilizzato dalla Corte per fondare la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento in caso di inammissibilità del ricorso.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma richiamata per gli adempimenti conseguenti alla pronuncia che non comporta la remissione in libertà dell'indagato; la Corte ordina alla Cancelleria di provvedere secondo quanto previsto da tale disposizione.

Massime di principio

  • La dichiarazione di inammissibilità per rinuncia tempestiva dell'appellante è procedimentalmente efficace: quando la rinuncia risulta dagli atti e sia tempestiva, il ricorso può essere dichiarato inammissibile senza entrare nel merito.
  • La rinuncia all'impugnazione non determina automaticamente la liberazione dell'imputato: la Corte può disporre che la decisione non comporti la remissione in libertà e rimandare agli adempimenti previsti dalla normativa applicabile.
  • In ricorsi contro misure cautelari, i motivi rilevanti sul piano sostanziale sono principalmente la sussistenza della gravità indiziaria (valutazione di fonti probatorie come identificazioni fotografiche, intercettazioni e riscontri) e l'attualità delle esigenze cautelari; per ottenere accoglimento è necessario che il motivante mostri errori di valutazione concreti e non meri contenuti critici generici.
  • La Corte di legittimità, in presenza di rinuncia formale e tempestiva, procede a sanzioni processuali (spese e ammende) ai sensi delle norme procedurali, per scoraggiare impugnazioni inutili o abbandoni tardivi.
  • In caso di contrasto tra parti descrittive del provvedimento (es. importo della sanzione riportato in punti diversi del testo), prevale quanto stabilito nel dispositivo (PQM) della sentenza.

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