Cassazione Penale, Sentenza n. 20739/2022 del 27/05/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 18.04.2019 che aveva rigettato la richiesta di dissequestro delle cosce ottenute dalla macellazione di suini dell'azienda agricola dell'Azzini, commercializzate come prosciutti DOP. Il ricorrente deduceva contraddittorietà e insufficiente motivazione circa la permanenza delle esigenze probatorie (mancanza di indicazione delle verifiche tecniche ancora necessarie, con riferimento generico e ipotetico a "aspetti genetici") e censurava l'applicazione della causa di divieto di restituzione fondata sulla presunta confisca obbligatoria ai sensi dell'art. 474-bis c.p., sostenendo invece l'irrilevanza del precedente giurisprudenziale richiamato e richiamando il parziale dissequestro già disposto dal P.M. di Torino e dati analitici che indicavano qualità non inferiore dei prodotti aziendali rispetto ai DOP.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Mantova. La Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione del Gip in ordine alla "permanenza" delle esigenze probatorie, dovendo il giudice indicare quali verifiche tecniche specifiche siano ancora necessarie e per quanto tempo, considerata la natura coercitiva del sequestro probatorio e gli elementi già acquisiti nel precedente procedimento (anche dal Gip di Torino). Ha inoltre chiarito che l'art. 474-bis c.p., richiamato dall'art. 517-quater c.p., disciplina una confisca di natura speciale che non rientra automaticamente nel divieto di restituzione assoluta previsto dall'art. 324, comma 7, c.p.p. (relativo alle cose soggette a confisca obbligatoria ex art. 240, comma 2, c.p.), salvo che la norma speciale richiami esplicitamente l'art. 240, comma 2, c.p. La Corte ha poi indicato che, se sussistono esigenze cautelari, esse possono essere perseguite con la conversione del sequestro probatorio in sequestro preventivo ai sensi dell'art. 262, comma 3, c.p.p., richiesta che spetta al Pubblico Ministero.
Norme richiamate
Regola la confisca obbligatoria delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato o ne costituiscono l'oggetto, il prodotto o il prezzo; è una fattispecie di confisca speciale che non riproduce le previsioni dell'art. 240, comma 2, c.p. e quindi non comporta automaticamente il divieto di restituzione previsto dall'art. 324, comma 7, c.p.p.
Richiama l'art. 474-bis in materia di prodotti agroalimentari DOP/IGP; la Corte ha interpretato il richiamo come non idoneo a far rientrare la confisca disciplinata in tale norma nel divieto assoluto di restituzione previsto per l'art. 240, comma 2, c.p.
art. 324, comma 7, cod. proc. pen.
Prevede il divieto di restituzione delle cose soggette a confisca obbligatoria ex art. 240, comma 2, c.p.; la Corte ha chiarito che tale divieto non si estende automaticamente alle fattispecie di confisca speciale (es. art. 474-bis) che non richiamino espressamente l'art. 240, comma 2, c.p.
Disposizione sul carattere obbligatorio della confisca per determinate cose 'intrinsecamente pericolose'; la Corte ha distinto questa ipotesi dalle confische speciali che perseguono funzione punitivo-repressiva e non preventiva.
art. 262, comma 3, cod. proc. pen.
Consente, in presenza di esigenze cautelari, la conversione del sequestro probatorio in sequestro preventivo; la Corte ha indicato questa strada come valida alternativa per salvaguardare esigenze cautelari senza applicare automaticamente il divieto di restituzione.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Limita la riproduzione dei motivi in cassazione ai limiti previsti per i ricorsi; menzionata perché il ricorso è stato articolato nei limiti di tale norma.
Massime di principio
- Il giudice che rigetta una richiesta di dissequestro deve motivare in modo concreto e specifico le esigenze probatorie residue: non bastano affermazioni generiche o ipotetiche sulla necessità di "ulteriori accertamenti".
- La durata del sequestro probatorio deve essere limitata al tempo strettamente necessario per gli accertamenti indicati; elementi già acquisiti possono rendere ingiustificato il mantenimento del vincolo.
- La confisca prevista da norme speciali (es. art. 474-bis c.p.) non comporta automaticamente il divieto assoluto di restituzione previsto dall'art. 324, comma 7, c.p.p., salvo richiamo espresso all'art. 240, comma 2, c.p.; pertanto la restituzione può essere possibile previa valutazione del caso concreto.
- Se sussistono esigenze cautelari diversi dalla conservazione della prova, il Pubblico Ministero può richiedere la conversione del sequestro probatorio in sequestro preventivo (art. 262, comma 3, c.p.p.) per impedire la restituzione senza violare i limiti del sequestro probatorio.
- In casi di prodotti alimentari con contestazioni di etichettatura o provenienza DOP, soluzioni pratiche (es. smarchiatura, etichettatura ex novo) e analisi tecniche documentate possono rendere compatibile la restituzione con la tutela dell'interesse pubblico alla sicurezza/trasparenza.
- Chi richiede il dissequestro dovrebbe documentare lo stato degli elementi istruttori già acquisiti (es. risultati analitici) per mostrare l'assenza di esigenze probatorie ulteriori e accelerare la restituzione dei beni.
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