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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47095/2023 del 23/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Catanzaro (6/4/2023) che aveva confermato, in parte, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca disposto dal GIP (25/5/2017) su beni riconducibili a Poerio (aziende, quote societarie, beni mobili e immobili, giacenze bancarie). Il ricorrente denunciava vizio di motivazione e violazione di legge: in particolare la mancata considerazione dell'assoluzione per alcuni reati (art. 316 bis c.p.), l'assenza di un concreto e specifico nesso di pertinenzialità tra i beni sequestrati e l'attività mafiosa contestata (art. 416 bis c.p.), la mancata considerazione delle osservazioni del consulente tecnico circa la capacità economica del nucleo familiare e la sproporzione tra redditi dichiarati e acquisizioni patrimoniali, la mancanza di motivazione sulla temporaneità del nesso tra indizi e arricchimento illecito, nonché l'insufficiente valutazione del requisito del periculum in mora e della possibilità di misure meno invasive.

La decisione

La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso. Ha ritenuto fondate le censure circa carenze motivazionali del Tribunale del Riesame con riferimento alla maggior parte dei beni sottoposti a sequestro, annullando l'ordinanza impugnata relativamente ai beni immobili, beni mobili registrati, quote societarie e giacenze di conto corrente, ad eccezione della società Quadrifoglio s.r.l.. Per la Quadrifoglio la Corte ha confermato il sequestro, ritenendo adeguatamente dimostrato il collegamento concreto e specifico tra l'impresa e l'attività delittuosa di stampo mafioso (sia per finanziamenti riconducibili a esponenti della cosca che per l'uso dell'impresa come "banca della cosca" e strumento operativo). Per le altre società e beni la motivazione del Tribunale è risultata carente in relazione alla prova del nesso di pertinenzialità e alla perimetrazione temporale delle acquisizioni. Sul profilo del "periculum in mora" il Collegio ha richiamato la necessità di una motivazione concisa ma ha ritenuto la questione preclusa nel giudizio di rinvio perché non oggetto delle censure in quella sede.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, D.L. n.137/2020 (conv. L. 176/2020)

    art. 23, comma 8, D.L. n.137/2020, conv. L. 18/12/2020 n.176

    Disciplina il regime del contraddittorio scritto nel procedimento; la vicenda è stata trattata con contraddittorio scritto ai sensi di tale norma

  • art. 16 D.L. 30/12/2021, n.228 (conv. L. 25/02/2022 n.15)

    art. 16, D.L. 30/12/2021, n.228, conv. L. 25/02/2022 n.15

    Ha modificato termini di vigenza relativi al regime del contraddittorio scritto richiamato; rilevante per la legittimità del procedimento

  • art. 416 bis c.p.

    Consente la confisca obbligatoria e il sequestro preventivo di beni che costituiscono strumento o profitto del reato associativo di stampo mafioso; la giurisprudenza autorizza anche l'ablazione dell'intera impresa se questa è "mafiosa" ovvero irreversibilmente contaminata da risorse illecite o asservita al sodalizio

  • art. 316 bis c.p.

    Norma relativa a specifici reati (malversazione); l'assoluzione per taluno di tali reati è stata invocata dal ricorrente per mettere in dubbio la sussistenza del nesso causale tra delitto e patrimonio, ma la Corte ha ritenuto la questione non decisiva alla luce del giudicato sulla partecipazione mafiosa

  • art. 627 c.p.p.

    Norma procedurale di riferimento nel rito della cassazione; invocata dal ricorrente per censurare presunti vizi procedurali e di motivazione del provvedimento impugnato

  • artt. 321 e 240 bis c.p.p.

    art. 321 c.p.p.; art. 240 bis c.p.p.

    Prevedono, tra l'altro, misure preventive e confisca allargata; richiedono specifica motivazione sulla pertinenzialità dei beni e sulla sussistenza dei presupposti per la confisca "allargata" o obbligatoria

Massime di principio

  • Per sequestrare e confiscare beni in relazione a reati associativi di stampo mafioso è necessario dimostrare un nesso concreto, specifico e temporale tra la gestione/accumulazione patrimoniale e l'attività del sodalizio; non è sufficiente un richiamo generico alla categoria "impresa mafiosa"
  • Un'impresa può essere oggetto di confisca integrale se è risultata irreversibilmente "contaminata" da risorse illecite o se è asservita al controllo della cosca (totale sovrapposizione tra compagine associativa e attività d'impresa); il giudice deve esplicitare chiaramente tale circostanza
  • La presenza di un giudicato di condanna per partecipazione a mafia rafforza la possibilità di collegare beni e reato ma non elimina l'obbligo di motivare specificamente la pertinenzialità dei singoli cespiti
  • Il giudice, in caso di sequestro preventivo finalizzato alla confisca "allargata", deve fornire motivazione adeguata e non apparente sul periculum in mora e sulla proporzionalità/adeguatezza della misura, illustrando perché non sono idonee misure meno invasive
  • Le carenze motivazionali relative al nesso di pertinenzialità o alla perimetrazione temporale delle acquisizioni patrimoniali possono determinare l'annullamento parziale o totale del provvedimento cautelare reale
  • Le censure difensive basate su assoluzioni per specifici reati possono risultare generiche se il collegamento tra beni e reato associativo è adeguatamente documentato da elementi probatori (es. dichiarazioni di collaboratori, modalità di finanziamento, uso dell'impresa come strumento criminoso)
  • In sede di impugnazione per cassazione dei provvedimenti reali, possono essere presi in esame solo vizi di legge e difetti motivazionali così radicali da rendere incomprensibile l'itinerario logico del giudice; le questioni non sollevate nel giudizio di rinvio possono risultare precluse

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