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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29240/2025 del 07/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Le ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza che aveva convalidato il loro arresto e applicato l'obbligo di presentazione alla P.G. e l'obbligo di dimora, contestando la qualificazione giuridica del fatto: sostengono che la condotta fosse riconducibile a furto tentato e non a furto consumato (richiamando gli artt. 56, 624, 624-bis c.p. e rimarcando che la P.G. aveva monitorato l'azione e poteva interromperla), con conseguente incidenza sulla gravità del reato e sull'adeguatezza delle misure cautelari

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili per carenza di interesse. Ha ritenuto che la mera pretesa di una diversa qualificazione giuridica (tentato vs consumato) non produce una utilità pratica per le ricorrenti né incideva sui termini massimi delle misure cautelari applicate; inoltre la difesa non ha dimostrato quale interesse concreto sarebbe derivato dalla derubricazione. Le ricorrenti sono state condannate alle spese processuali e al pagamento di Euro 3.000 ciascuna in favore della Cassa delle ammende

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.

    Norma richiamata come fattispecie di doglianza (violazione di legge) dedotta dai ricorrenti; la Corte osserva che il motivo era teorico ma privo di interesse concreto quando non produce utilità pratica rispetto alla misura cautelare

  • art. 56 cod. pen. (tentativo)

    Richiamato dai ricorrenti per sostenere la sussistenza del tentativo; la Corte valuta che anche un'eventuale derubricazione in tentativo non è significativa se non incide concretamente sulle misure cautelari o sulla situazione dell'interessato

  • art. 624 e art. 624-bis cod. pen. (furto e furto in abitazione)

    Norme sostanziali relative al reato contestato; la discussione verte sulla qualificazione come consumato o tentato, ma la Corte ritiene irrilevante la contestazione teorica se non comporta vantaggio pratico per le ricorrenti

  • art. 274 lett. c) cod. proc. pen. (pericolo di reiterazione criminosa)

    Fondamento delle misure cautelari applicate dal Gip (pericolo concreto di reiterazione). La Corte non ha censurato la valutazione del pericolo di reiterazione come motivo idoneo, atteso che la derubricazione non elimina la valutazione cautelare

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Richiamata nella doglianza difensiva in relazione alla condotta della polizia giudiziaria; la Corte non ha ritenuto risolutiva l'argomentazione secondo cui il monitoraggio e la mancata interruzione imporrebbero automaticamente la qualificazione per tentativo

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (richiamata come precedente giurisprudenziale)

    Citato nella giurisprudenza di riferimento (Sez. 6, n. 46387/2023) per il principio secondo cui la derubricazione non garantisce interesse all'impugnazione se non incide concretamente sulle misure cautelari

Massime di principio

  • Nei ricorsi avverso misure cautelari è necessario dimostrare un interesse concreto e attuale: la mera correzione teorica della qualificazione del reato non è sufficiente se non comporta un beneficio pratico per l'imputato (es. riduzione della durata massima della misura o l'ostatività alla sua applicazione)
  • La distinzione tra furto tentato e consumato può essere rilevante solo se incide sulla posizione cautelare dell'indagato; se la misura è sorretta da un concreto pericolo di reiterazione, la derubricazione potrebbe non modificare l'esito
  • La condotta investigativa di monitoraggio da parte della P.G. (anche se non ha interrotto l'azione) non determina automaticamente la configurazione del tentativo: il giudice valuta gli elementi di fatto quali il possesso effettivo dei beni e la perdita patrimoniale della vittima
  • Per impugnare con successo la qualificazione giuridica è utile articolare e provare in che modo la nuova qualificazione renda impossibile o inadeguata la misura cautelare applicata (collegamento causale tra derubricazione e utilità cautelare)
  • La giurisprudenza consolidata ammette l'inammissibilità dei ricorsi quando l'istante non dimostra l'utilità pratica della riforma prospettata, sicché il difensore deve focalizzarsi su conseguenze concrete e misurabili della diversa qualificazione

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