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Cassazione Penale, Ordinanza n. 08461/2025 del 28/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza della Corte di appello resa in sede di esecuzione, chiedendo il riconoscimento del vincolo della continuazione tra più reati già giudicati con diverse sentenze definitive, così da ottenere il trattamento sanzionatorio più favorevole ex art. 81, secondo comma, cod. pen. La censura ruota attorno alla pretesa unicità del disegno criminoso. La Corte osserva però che il giudice dell'esecuzione aveva escluso tale unicità perché i reati risultavano commessi in tempi lontani tra loro, con modalità esecutive differenti, con concorrenti diversi e, per la rapina oggetto della sentenza del 2023, in epoca successiva alla cessazione dell'operatività dell'associazione per delinquere oggetto di una precedente sentenza del 2013. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché tale motivazione è stata ritenuta logica, coerente e conforme ai criteri giurisprudenziali sul medesimo disegno criminoso.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto corretta la valutazione del giudice dell'esecuzione che aveva negato la continuazione tra i fatti, poiché mancava la prova dell'unicità del disegno criminoso e risultavano elementi incompatibili con essa: distanza temporale, diversità delle modalità, differenza dei concorrenti e assenza di un programma delittuoso unitario desumibile dalle sentenze di merito. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81, secondo comma, cod. pen.

    La continuazione richiede la prova che i singoli reati siano parte di un programma criminoso unitario ideato fin dall'origine; la mera pluralità di fatti non basta, occorrendo elementi sintomatici concreti dell'unicità del disegno criminoso.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    In caso di inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, salvo assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

  • Corte cost. n. 186 del 13/06/2000

    la parte abbia proposto ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità

    La sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende presuppone che non vi siano elementi per escludere la colpa del ricorrente nella causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • Il vincolo della continuazione tra reati postula la dimostrazione dell'unicità del disegno criminoso, cioè di un programma delittuoso già delineato nelle sue linee essenziali e poi attuato con successive determinazioni volitive.
  • La prova del medesimo disegno criminoso può essere desunta da indici sintomatici quali vicinanza cronologica, omogeneità delle modalità esecutive, identità o connessione delle causali, condizioni di tempo e di luogo, tipologia dei reati, bene giuridico tutelato e omogeneità delle violazioni; la loro mancanza legittima il diniego della continuazione.
  • Quando il giudice dell'esecuzione esclude la continuazione con motivazione logica e non manifestamente illogica, la decisione resiste al controllo di legittimità.
  • In sede di ricorso contro un provvedimento esecutivo, l'inammissibilità comporta la condanna alle spese e al pagamento della somma in favore della Cassa delle ammende, salvo che risulti l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Come è indicizzato

MaterieReati ostativiImpugnazioniPena e commisurazione
RamiEsecuzione penaleProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazione

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