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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34528/2023 del 04/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugnava l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per reati di traffico di stupefacenti (artt. 74 e 73 D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309). Venivano sollevati tre motivi principali: 1) incompetenza territoriale: si contestava la decisione di radicare la competenza a Roma anziché a Firenze/Prato, sostenendo che l'associazione avesse sede decisionale e base operativa a Prato; 2) nullità per violazione del diritto di difesa: la difesa lamentava il mancato rilascio dei supporti informatici contenenti le intercettazioni, nonostante la tempestiva richiesta, e chiedeva l'annullamento della misura per impossibilità di esercitare la difesa; 3) carenza di gravi indizi di colpevolezza per il reato associativo: si sosteneva che le risultanze comprovassero al massimo un'attività di spaccio continuativa riconducibile a singoli, senza prova di una compagine associativa organizzata e collegamenti tra i presunti associati.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente al primo motivo (competenza territoriale). Ha censurato la motivazione del Tribunale del riesame che aveva fatto ricorso al criterio suppletivo (art. 9, co.1 c.p.p.) senza aver adeguatamente valutato e motivato se il centro direttivo dell'associazione risiedesse a Prato. La Corte ha ribadito il principio secondo cui, nei reati associativi, la competenza territoriale si determina in relazione al luogo in cui si svolgono programmazione, ideazione e direzione dell'attività del sodalizio, e non è dirimente il solo luogo di costituzione. Ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Roma (ai sensi dell'art. 309, co.7 c.p.), disponendo che in sede di rinvio si chiariscano: se il vertice dell'organizzazione è collocabile a Prato; se si tratta di una sola associazione con diramazioni territoriali ovvero di più associazioni autonome; e, sulla base di ciò, si determini la competenza territoriale. I restanti motivi (intercettazioni e gravità indiziaria) sono stati ritenuti assorbiti in attesa del nuovo esame sulla competenza.

Norme richiamate

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (art. 73 e art. 74)

    Sono le norme penali in materia di stupefacenti contestate: il giudizio verte su un'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (art. 74) e sul reato di detenzione/commercio di stupefacenti (art. 73).

  • Codice di procedura penale, art. 9, comma 1

    Il criterio suppletivo di determinazione della competenza territoriale può essere applicato solo se è impossibile individuare il luogo rilevante secondo il criterio principale; non è legittimo sostituire il criterio principale quando dalla ricostruzione probatoria emergono elementi utili a radicare la competenza (ad esempio il luogo in cui si svolge la programmazione e direzione del sodalizio).

  • Codice di procedura penale, art. 309, comma 7

    Norma richiamata per il rinvio ad altro giudice competente dopo l'annullamento dell'atto impugnato; la Corte ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Roma conforme a tale previsione.

  • Giurisprudenza di sezioni (principio consolidato sulla competenza nei reati associativi)

    La giurisprudenza richiamata stabilisce che, nei reati associativi, la competenza territoriale va individuata rispetto al luogo in cui ha sede la base organizzativa che svolge programmazione, ideazione e direzione delle attività criminose; è irrilevante il luogo di acquisto della sostanza.

Massime di principio

  • Nei reati associativi la competenza territoriale si determina sul luogo in cui il sodalizio svolge stabilmente programmazione, ideazione e direzione delle attività criminali; non conta solo il luogo di costituzione o di primo acquisto della droga.
  • Il criterio suppletivo di competenza (art. 9 c.p.p.) può essere usato solo se è assolutamente impossibile applicare il criterio principale: il giudice deve prima verificare e motivare se esistono elementi probatori utili a radicare la competenza secondo la sede direttiva dell'associazione.
  • Quando l'accusa ipotizza un'organizzazione ramificata in più città, il giudice deve chiarire se si tratta di una unica associazione con diramazioni o di più associazioni autonome, perché la risposta influisce sulla determinazione della competenza territoriale.
  • Le doglianze difensive sulla mancata consegna di supporti informatici dovrebbero essere documentate dalla richiesta tempestiva; per ottenere la declaratoria di nullità è utile anche produrre attestazione di mancata consegna da parte della cancelleria o far pesare l'onere di prova sulla Procura, tenendo conto del contrasto giurisprudenziale sul tema.
  • Le questioni sulla gravità indiziaria possono essere assorbite in caso di indecisione sulla competenza territoriale: prima di valutare il merito degli indizi il giudice deve stabilire correttamente quale sia il foro competente.

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